Mi
chiamo Cassandra e sono una scrittrice.
Questo
è tutto ciò su cui baso la mia identità.
Ma
come sono arrivata fin qui? Beh, per capirlo bisogna tornare indietro
di circa trent'anni.
C'è una frase che mi piace sempre ripetere quando mi chiedono come mai ho scelto di scrivere: "perché odio parlare". Non fraintendetemi, posso diventare un'incredibile chiacchierona quando sono presa bene, ma si tratta quasi sempre di argomenti superficiali, difficilmente mi apro davvero.
Da bambina ero un piccolo pagliaccio dalla lingua lunga, ma solo con persone accuratamente selezionate. Con gli altri ero molto timida, e lo sono tuttora.
Un esempio? Se in casa arrivavano ospiti a me non
congeniali, mi nascondevo dietro il divano e ci rimanevo per ore! 😂
Adesso non posso farlo (perché vivo in un bilocale e il divano non
ce l'ho!), ma la tentazione di nascondermi in presenza di estranei si
fa comunque sentire 🙈
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| Baby Cassie |
Sono cresciuta in una famiglia piuttosto rigida e vecchio stampo, una di quelle in cui l'apparenza era tutto e se non rispettavi certi standard venivi criticata. Io mi sono sempre sentita diversa, un po' ribelle, ma questo mio lato sembrava non piacere a nessuno e così, quasi senza rendermene conto, l'ho soffocato. O, per meglio dire, l'ho nascosto.
La
mia trasformazione in un orso è diventata completa verso gli undici anni. Stavo sempre in silenzio, persa nel mio mondo, avevo difficoltà
a rapportarmi con la gente e non avevo molti amici. Tuttavia, tenersi
tutto dentro è controproducente, rischi di trasformarti in un
pallone pronto a esplodere alla prima occasione, perciò diventa
necessario trovare una valvola di sfogo.
E io l'ho trovata in mezzo a
un quaderno.
Come
tante persone nate negli anni '80/'90, usavo un diario segreto.
Tra quelle pagine avevo finalmente una voce, gridavo i miei pensieri
più nascosti, esprimevo i miei sentimenti e
parlavo dei miei sogni, senza essere fraintesa, giudicata o derisa.
Ma
è anche vero che, ahimè, un diario segreto non sempre resta tale,
soprattutto se in casa c'è qualcuno che ficca il naso senza farsi
scrupoli. A quel punto, ho dovuto trovare un modo più creativo
per esprimermi: inventare realtà alternative.
Attraverso
le voci di altre “persone” potevo espormi senza paura, sicura che
chi avesse letto quelle parole non avrebbe visto nulla più di una
“favola”.
Ho
iniziato in modo banale, ossia inventando delle brevi sceneggiature
che poi io e mia sorella facevamo recitare alle nostre Barbie – o
personalmente, quando eravamo a casa da sole. Siccome di idee ne
avevo tante, e molto spesso certe storie ci entusiasmavano al punto
da volerle replicare, iniziai a scriverle per non dimenticarle.
Nello
stesso periodo iniziai a leggere. Non ricordo qual è stato il
primissimo libro (forse Piccole Donne, e indovinate chi era la mia
preferita? Esatto, Jo!), ma so per certo qual è stato il romanzo che
ha acceso il vero amore per la parola scritta: Il magico regno di
Landover, di Terry Brooks.
La
storia parla di Ben, un avvocato che ha appena perso la moglie e, con
lei, la gioia di vivere. Un giorno, su un catalogo natalizio, trova
l'annuncio di un regno magico in vendita. Bisognoso di distrarsi dal dolore, finisce per recarsi al
colloquio e a procedere con l'acquisto. Nonostante lo
scetticismo iniziale, si ritrova davvero in un mondo magico, salvo
scoprire che esso sta “morendo” a causa della prolungata assenza
di un re. I pochi servitori rimasti al castello sperano che lui possa
salvare Landover, ma Ben dovrà lottare non poco per farsi accettare
come nuovo sovrano, e anche contro la voglia di scappare e tornare a
Chicago, nella sua grigia zona di comfort. Grazie a queste sfide
finirà per ritrovare se stesso e la voglia di ricominciare.
Quel romanzo è stata la mia salvezza. Avevo vissuto anch'io
un'esperienza traumatica – ossia la morte di mia madre, quando avevo dieci anni – e mi sono riconosciuta tra le pagine. Immergermi in quel “mondo magico” mi ha tirata
fuori dall'apatia, proprio come è successo a Ben, e da quel momento i libri sono diventati una dipendenza, la via di fuga perfetta da una vita non proprio idilliaca.
Almeno fino a quando non mi è capitato tra le mani un libro in cui la protagonista moriva.
Ci
sono rimasta malissimo!
Insomma:
la vita faceva già così schifo, perché anche nei libri doveva
esserci tanta tristezza? No, non potevo accettare che il mio rifugio
preferito venisse oscurato da altre brutture!
Perciò,
ho deciso di prendere in mano la situazione e iniziare a riscrivere
le parti dei libri (e poi dei film, perfino dei cartoni animati!) che
non mi piacevano.
Da lì a inventare una storia tutta mia, il passo è
stato breve.
Era
così liberatorio avere il comando! Anche se i protagonisti
vivevano momenti difficili, il lieto fine non mancava mai.
Attraverso gli occhi di quelle persone fatte d'inchiostro – che, per certi versi, mi
somigliavano molto –, io potevo viaggiare, conoscere gente
interessante, vivere avventure incredibili... addirittura innamorarmi! Nessun
tradimento, nessun abbandono e nessun trauma. Non senza il mio
consenso, almeno.
Finalmente
avevo trovato uno scopo, qualcosa che mi faceva sentire libera e in
pace con me stessa.
Era
il mio modo per evadere da una realtà tutt'altro che felice?
Sì.
Vivevo davvero solo tra quelle righe? Può darsi.
Crescendo,
comunque, ho imparato a scindere la fantasia dalla realtà, ma ho
continuato a sfruttare quel dono come una vera e propria terapia:
usando un punto di vista diverso, riuscivo a capire meglio determinate cose di me, potevo
sciogliere nodi irrisolti, affrontare paure e insicurezze, o darmi
forza nei momenti difficili.
"Tutto questo attraverso banali storie d'amore?", direbbe qualcuno. Beh, forse ho finito per scegliere l'amore come veicolo perché era ciò che più mancava alla mia vita, in ogni sua sfumatura.
O forse perché, sotto sotto, sono un'inguaribile romantica... anche se nessuno lo direbbe! 😅
Ma quando ho capito davvero che volevo diventare una scrittrice
di romance, e quali sono state le mie maggiori fonti di ispirazione?
Questo
ve lo racconto la prossima volta 😜
Ps:
se vi sembro una pazza delirante, ditelo, eh… O consigliatemi uno
bravo! 😁
Voi
quali valvole di sfogo avete per aggirare i momenti di sconforto? Se
vi fa piacere, raccontatemele: magari prendo spunto! 😉
A
presto,
Cassie 💜





Che visetto grazioso e simpatico avevi da bambina, ma non credevo fossi bionda 0_0
RispondiEliminaMi piace questo modo di raccontarti come se fosse un libro. Curiosa di leggere il resto!
Ero biondo rossiccio! Pagherei per averli ancora così, e invece niente 🥲
EliminaContenta che ti incuriosisca il mio racconto, e grazie per il commento 🫶🏻
Ciao Cassandra, voglio farti i miei complimenti. Ti seguo dal lontano ormai 2013 😊 non mi perderei mai un tuo scritto per nulla al mondo. Non vedo l'ora di leggere il resto 🥰
RispondiEliminaUna lettrice della prima ora 🥹 Felice di non averti persa per strada! Grazie di tutto 💜
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