lunedì 28 aprile 2025

Capitolo 2 - "Chi può, ama; chi non può... scrive!"

Tutti avranno sentito, almeno una volta nella vita, il detto: “Chi può, fa; chi non può, insegna”.
Non la trovo del tutto veritiera, come frase, ma credo si adatti bene al modo in cui ho iniziato a scrivere “romance”, ossia intorno ai quattordici anni.

Le mie (poche) amiche dell'epoca avevano le loro storielle, tutte più o meno complicate, e io ero la classica nerd single che stava ad ascoltare i loro drammi, senza viverne di propri. Per consolarle, o per divertirle, trasformavo le loro vicende amorose in realtà parallele in cui tutto funzionava come desideravano.
A Sonia piaceva Andrea della 3°C, ma lui non la considerava di pezza? Io inventavo una favoletta su due piedi, nella quale lui si innamorava perdutamente di lei.
Clara era fidanzata ma la sua relazione era intrisa di noia? Che problema c'era: con la fantasia tutto era possibile, anche far arrivare un nuovo, fighissimo studente nel nostro liceo e farlo rimanere folgorato da lei, che di colpo si ritrovava contesa tra due ragazzi.
Angela si struggeva per il nostro compagno di classe più carino, ma non riusciva a parlargli senza diventare tutta rossa? Costruivo degli scenari su un possibile avvicinamento tra loro. E se poi, nella realtà, la povera Angie camminava raso muro ogni volta che lo incontrava nei corridoi, non aveva importanza: era bello, per qualche ora, immaginarsi nei panni di un'eroina coraggiosa e irresistibile! (*)

I miei primi "romance"
Questa cosa prese così tanto piede da diventare un appuntamento fisso. All'inizio erano solo racconti verbali, ma mi veniva chiesto spesso di trascriverli per poter essere conservati e riletti. Il problema era che mettermi una penna in mano equivaleva ad aprire una diga: non avevo più freni. Le brevi scene inventate per passare il tempo durante le lezioni, sulla carta diventavano storie più articolate, suddivise in capitoli... dei mini romanzi veri e propri.
In ogni caso, le mie amiche erano più che contente di quella svolta, e io mi divertivo un mondo a scrivere per loro: mi faceva sentire utile, e mi dava qualcosa di bello da fare quando rientravo tra le grigie pareti di casa mia, dove la noia e i musi lunghi regnavano sovrani. 

Incuriosite da questo giornaliero spaccio di quaderni, altre mie compagne iniziarono a commissionarmi i loro personali racconti d'amore. Ricevevo una traccia generica sulla storia che avrebbero voluto leggere (in pratica sceglievano i trope!) e naturalmente mi veniva imposto il protagonista maschile, di solito l'oggetto del desiderio proibito di turno.

Nota Obbligata: cari Gianluca Grignani, Massimo Di Cataldo, Nick Carter, Robbie Williams, Nek, Leo Di Caprio e tanti, tanti altri, GRAZIE per essere stati le mie prime, inconsapevoli fonti di ispirazione. Sarete impressi per sempre tra le pagine dei miei quaderni! 💘

Tornando a noi, possiamo quindi dire che ho iniziato la mia carriera da autrice scrivendo fan fiction... senza neanche sapere cosa fossero! 😅

Nello stesso periodo iniziai a sostituire le mie letture fantasy con la narrativa rosa, anche grazie alla fidanzata di mio fratello, che ne leggeva a mucchi e poi me li passava. Tra i tanti titoli, mi prestò un libro di Judith McNaught, e la sua scrittura mi entusiasmò così tanto da spingermi a recuperare anche gli altri suoi romanzi, alcuni quasi introvabili. Uno in particolare, Paradise, mi colpì come un fulmine.

Edizione del 1992.
Letta così tante volte che ormai è usurata!
Ricordo come se fosse ieri cosa pensai girata l'ultima pagina: “Voglio diventare anch'io una scrittrice ed emozionare i lettori, come lei ha fatto con me”.

Quel libro, come un faro, ha illuminato la via per una nuova consapevolezza, dando un senso a tutto: alla mia sconfinata immaginazione, alla predisposizione e al senso di pace che provavo nello scrivere.
Avevo trovato la mia strada.

Da quel giorno non ho avuto nessun altro sogno se non quello di scrivere un libro e vederlo sugli scaffali delle librerie. Era il desiderio che esprimevo vedendo una stella cadente o spegnendo le candeline sulla torta di compleanno, l'unica preghiera che rivolgevo al cielo. Un vero e proprio chiodo fisso.
Vi lascio immaginare la gioia che provai quando, durante una chiacchierata informale alla classe, il mio professore di lettere disse che, secondo lui, io sarei potuta diventare una scrittrice o una brava giornalista 😍
Senza saperlo, aveva confermato ciò che io avevo appena scoperto: quella che in passato era stata solo una valvola di sfogo, e nel presente un modo per rendere felice me e le altre persone, poteva diventare il mio futuro. La sola idea mi elettrizzava!

Da una pagina del mio diario delle superiori
Sogno: "Scrivere un libro" 💖
Fu il periodo più produttivo della mia vita.
Iniziavo una storia e poche settimane dopo era già finita, quindi ne iniziavo subito un'altra. Dove trovassi tutte quelle idee, non lo so proprio: ero un pozzo senza fondo. Il mio armadio era invaso di quaderni, le penne scariche non si contavano più.
Vedendomi così euforica, le (poche) persone che credevano in me iniziarono a chiedersi il perché non facessi nulla di concreto in proposito, come mandare qualche racconto alle riviste o un manoscritto a una casa editrice.
Trovai, per me e per loro, un sacco di scuse: ero troppo giovane, dovevo ancora diplomarmi, e poi non avevo ancora scritto una storia abbastanza valida da risultare professionale agli occhi di un editore...

In realtà, ero solo terrorizzata.

Il sogno di diventare una scrittrice era tutto ciò che avevo, ma se avessi provato davvero a realizzarlo, e non ci fossi riuscita, avrei visto quell'illusione disintegrarsi davanti ai miei occhi. 
Così presi tempo, finii la scuola e in seguito mi dedicai a qualcosa di più urgente: trovare un lavoro.
Fu facile? Neanche per idea. Anzi, fu così complicato da spingermi a pensare di aver sbagliato tutto, che il mio "talento" fosse solo un passatempo inutile e che non mi avrebbe portato da nessuna parte.

E come sono passata da quella convinzione a pubblicare il primo libro?
Beh ci sono state diverse vicissitudini nel mezzo.
Se vi incuriosisce saperne di più, ci rivediamo qui la settimana prossima 😊

Intanto raccontatemi: quali erano i vostri eroi romantici durante l'adolescenza? Immaginavate anche voi di far innamorare la star di turno? Avete mai letto una fan fiction?

A presto,
Cassie 💜

(*) I nomi usati in questo post sono fittizi, per salvaguardare la privacy delle persone coinvolte.

2 commenti:

  1. A me piaceva Mark Owen dei Take That! Avevo il poster in camera e sognavo a occhi aperti. Che ricordi mi hai sbloccato Cassie, grazie.

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    1. Grazie a te!
      Fare un tuffo nel passato, a volte, fa bene. Ci si ricorda di cose che sembravano dimenticate! <3

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