mercoledì 23 aprile 2025

Capitolo 1 - "Caro Diario..."

Mi chiamo Cassandra e sono una scrittrice.
Questo è tutto ciò su cui baso la mia identità.
Ma come sono arrivata fin qui? Beh, per capirlo bisogna tornare indietro di circa trent'anni.

C'è una frase che mi piace sempre ripetere quando mi chiedono come mai ho scelto di scrivere: "perché odio parlare". Non fraintendetemi, posso diventare un'incredibile chiacchierona quando sono presa bene, ma si tratta quasi sempre di argomenti superficiali, difficilmente mi apro davvero.

Da bambina ero un piccolo pagliaccio dalla lingua lunga, ma solo con persone accuratamente  selezionate.  Con  gli  altri  ero  molto timida, e lo sono tuttora.
Un esempio? Se in casa arrivavano ospiti a me non congeniali, mi nascondevo dietro il divano e ci rimanevo per ore! 😂
Adesso non posso farlo (perché vivo in un bilocale e il divano non ce l'ho!), ma la tentazione di nascondermi in presenza di estranei si fa comunque sentire 🙈
Baby Cassie
Il problema, oltre alla timidezza, è sempre stata l'ansia di mostrarsi all'altezza delle aspettative altrui.
Sono cresciuta in una famiglia piuttosto rigida e vecchio stampo, una di quelle in cui l'apparenza era tutto e se non rispettavi certi standard venivi criticata. Io mi sono sempre sentita diversa, un po' ribelle, ma questo mio lato sembrava non piacere a nessuno e così, quasi senza rendermene conto, l'ho soffocato. O, per meglio dire, l'ho nascosto.

La mia trasformazione in un orso è diventata completa verso gli undici anni. Stavo sempre in silenzio, persa nel mio mondo, avevo difficoltà a rapportarmi con la gente e non avevo molti amici. Tuttavia, tenersi tutto dentro è controproducente, rischi di trasformarti in un pallone pronto a esplodere alla prima occasione, perciò diventa necessario trovare una valvola di sfogo.
E io l'ho trovata in mezzo a un quaderno.

Come tante persone nate negli anni '80/'90, usavo un diario segreto. Tra quelle pagine avevo finalmente una voce, gridavo i miei pensieri più nascosti, esprimevo i miei sentimenti e parlavo dei miei sogni, senza essere fraintesa, giudicata o derisa.

Ma è anche vero che, ahimè, un diario segreto non sempre resta tale, soprattutto se in casa c'è qualcuno che ficca il naso senza farsi scrupoli. A quel punto, ho dovuto trovare un modo più creativo per esprimermi: inventare realtà alternative.
Attraverso le voci di altre “persone” potevo espormi senza paura, sicura che chi avesse letto quelle parole non avrebbe visto nulla più di una “favola”.

Ho iniziato in modo banale, ossia inventando delle brevi sceneggiature che poi io e mia sorella facevamo recitare alle nostre Barbie – o personalmente, quando eravamo a casa da sole. Siccome di idee ne avevo tante, e molto spesso certe storie ci entusiasmavano al punto da volerle replicare, iniziai a scriverle per non dimenticarle.

Nello stesso periodo iniziai a leggere. Non ricordo qual è stato il primissimo libro (forse Piccole Donne, e indovinate chi era la mia preferita? Esatto, Jo!), ma so per certo qual è stato il romanzo che ha acceso il vero amore per la parola scritta: Il magico regno di Landover, di Terry Brooks.

Edizione del 1993. Letto 35 volte!
La storia parla di Ben, un avvocato che ha appena perso la moglie e, con lei, la gioia di vivere. Un giorno, su un catalogo natalizio, trova l'annuncio di un regno magico in vendita. Bisognoso di distrarsi dal dolore, finisce per recarsi al colloquio e a procedere con l'acquisto. Nonostante lo scetticismo iniziale, si ritrova davvero in un mondo magico, salvo scoprire che esso sta “morendo” a causa della prolungata assenza di un re. I pochi servitori rimasti al castello sperano che lui possa salvare Landover, ma Ben dovrà lottare non poco per farsi accettare come nuovo sovrano, e anche contro la voglia di scappare e tornare a Chicago, nella sua grigia zona di comfort. Grazie a queste sfide finirà per ritrovare se stesso e la voglia di ricominciare.

Quel romanzo è stata la mia salvezza. Avevo vissuto anch'io un'esperienza traumatica – ossia la morte di mia madre, quando avevo dieci anni – e mi sono riconosciuta tra le pagine. Immergermi in quel “mondo magico” mi ha tirata fuori dall'apatia, proprio come è successo a Ben, e da quel momento i libri sono diventati una dipendenza, la via di fuga perfetta da una vita non proprio idilliaca.

Almeno fino a quando non mi è capitato tra le mani un libro in cui la protagonista moriva.
Ci sono rimasta malissimo!
Insomma: la vita faceva già così schifo, perché anche nei libri doveva esserci tanta tristezza? No, non potevo accettare che il mio rifugio preferito venisse oscurato da altre brutture!
Perciò, ho deciso di prendere in mano la situazione e iniziare a riscrivere le parti dei libri (e poi dei film, perfino dei cartoni animati!) che non mi piacevano.
Da lì a inventare una storia tutta mia, il passo è stato breve.

Era così liberatorio avere il comando! Anche se i protagonisti vivevano momenti difficili, il lieto fine non mancava mai. Attraverso gli occhi di quelle persone fatte d'inchiostro – che, per certi versi, mi somigliavano molto –, io potevo viaggiare, conoscere gente interessante, vivere avventure incredibili... addirittura innamorarmi! Nessun tradimento, nessun abbandono e nessun trauma. Non senza il mio consenso, almeno.
Finalmente avevo trovato uno scopo, qualcosa che mi faceva sentire libera e in pace con me stessa.
Era il mio modo per evadere da una realtà tutt'altro che felice? Sì.
Vivevo davvero solo tra quelle righe? Può darsi.

Crescendo, comunque, ho imparato a scindere la fantasia dalla realtà, ma ho continuato a sfruttare quel dono come una vera e propria terapia: usando un punto di vista diverso, riuscivo a capire meglio determinate cose di me, potevo sciogliere nodi irrisolti, affrontare paure e insicurezze, o darmi forza nei momenti difficili.
"Tutto questo attraverso banali storie d'amore?", direbbe qualcuno. Beh, forse ho finito per scegliere l'amore come veicolo perché era ciò che più mancava alla mia vita, in ogni sua sfumatura.
O forse perché, sotto sotto, sono un'inguaribile romantica... anche se nessuno lo direbbe! 😅

Ma quando ho capito davvero che volevo diventare una scrittrice di romance, e quali sono state le mie maggiori fonti di ispirazione?
Questo ve lo racconto la prossima volta 😜

Ps: se vi sembro una pazza delirante, ditelo, eh… O consigliatemi uno bravo! 😁

Voi quali valvole di sfogo avete per aggirare i momenti di sconforto? Se vi fa piacere, raccontatemele: magari prendo spunto! 😉

A presto,
Cassie 💜

4 commenti:

  1. Che visetto grazioso e simpatico avevi da bambina, ma non credevo fossi bionda 0_0
    Mi piace questo modo di raccontarti come se fosse un libro. Curiosa di leggere il resto!

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    1. Ero biondo rossiccio! Pagherei per averli ancora così, e invece niente 🥲
      Contenta che ti incuriosisca il mio racconto, e grazie per il commento 🫶🏻

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  2. Ciao Cassandra, voglio farti i miei complimenti. Ti seguo dal lontano ormai 2013 😊 non mi perderei mai un tuo scritto per nulla al mondo. Non vedo l'ora di leggere il resto 🥰

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    1. Una lettrice della prima ora 🥹 Felice di non averti persa per strada! Grazie di tutto 💜

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