Quando racconto il percorso che mi ha portata a pubblicare il mio primo libro, lo sento spesso paragonare a una favola... Un po' come se fossi Cenerentola.
"Tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente, e il sogno realtà diverrà!".
Ci sta. In fondo, è successo davvero: ho sognato, ho sperato, ho accantonato il presente che stavo vivendo e ho trasformato il mio desiderio in realtà.
Ma essere paragonata a Cenerentola? Proprio no.
Intanto, io non avevo una fata madrina ad aiutarmi, e poi non avrei mai accettato di sposare un tizio che, senza la scarpetta, non avrebbe nemmeno saputo riconoscere la mia faccia!
No, se proprio devo paragonarmi a una principessa, allora direi che sono un mix tra Rapunzel – ansiosa, ingenua e rinchiusa per diciotto anni in una torre – e Belle – amante dei libri e considerata da tutti "strana".
La verità è che alla fine sono diventata Biancaneve. Che poi, pensandoci bene, era anche il mio cartone animato preferito, da piccola...
Biancaneve non ha aspettato che il principe la sposasse, per cambiare la sua triste esistenza, ma è scappata nel bosco e si è rifugiata a casa dei Sette Nani, che l'hanno protetta e confortata fino a quando non ha trovato il suo lieto fine.
E cosa c'entro io con Biancaneve? Al massimo credevo di somigliare a Brontolo! 😁
Beh, per farvi capire cosa intendo, devo fare un passo
indietro, fino al mio primo approccio con il lavoro.
Come anticipato alla fine del capitolo precedente, non fu facile trovarne uno. E la colpa, ovviamente, era da imputare solo a me, alla mia timidezza e alla scuola ""inutile"" che avevo scelto di frequentare (il Liceo Artistico, ma di questo parleremo più avanti).
Siccome i soldi non crescevano sugli alberi, non mi restò che accettare quel che passava il convento. Vedermi impacciata nello svolgere mestieri che non mi rappresentavano, però, aumentò solo la mia già enorme insicurezza. Ero una piccola, puntigliosa perfezionista, desiderosa di dimostrare il proprio valore, e non riuscire al meglio in qualcosa mi destabilizzava.
Ma cosa avrei potuto fare? Sapevo solo scrivere, disegnare e avevo attitudine per la musica: tutte cose che, secondo chi mi circondava, non servivano a niente.
Lavorare a contatto con il pubblico? Non proprio il massimo, per un'introversa come me (ricordo ancora i miei tre giorni come commessa in una gelateria: un incubo!). Qualcosa che avesse a che fare con la matematica e le lingue? Già è tanto se ricordo le tabelline, e "The cat is on the table" è il massimo a cui posso arrivare... sempre che non mi si chieda di pronunciarlo.
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| I miei primi cellulari 😀 |
(Ve lo ricordate "Bubble Bobble?" Adoravo!)
Insomma, mi venne spontaneo iniziare a credere che avesse ragione la mia famiglia: i miei talenti erano "fuffa" e, di conseguenza, anch'io valevo quanto i soldi del Monopoli.
Quel pensiero mi entrò in testa giorno dopo giorno, tipo tortura della goccia d'acqua.
A ventun anni, non avendo ancora trovato nulla di stabile, mio padre disse che avrebbe fatto in modo di farmi assumere nella ditta in cui lavorava lui (e tre quarti dei restanti parenti).
Quello che mi si prospettava, dunque, era trovarmi h24 in mezzo a persone che non credevano in me, non mi capivano e mi avrebbero tolto (senza rendersene conto, per carità!) anche l'unica cosa alla quale restavo aggrappata con le unghie e i denti: la voglia di sognare.
Rifiutai, con sommo orrore generale, decisa a sbrigarmela da sola. Peccato non avessi la più pallida idea di come fare.
Per fortuna, mi capitò tra le mani un lavoretto "facile", uno di quelli che anche una come me sarebbe stata in grado di svolgere: fare da baby-sitter a un bimbo di sette anni.
Colsi al volo l'occasione, pur non credendo di essere portata: come potevo prendermi cura
di un piccolo essere umano, se io per prima non ricordavo cosa volesse dire essere bambini? E poi, a malapena sapevo badare a me stessa!
Pensavo che sarei durata due giorni e che il bambino mi avrebbe detestata.
Invece mi adorò, e rimasi con lui per sei anni.
Quel lavoro mi restituì tutto ciò che sentivo di aver perso crescendo: la mia personalità, un po' di indipendenza e l'opportunità di riprendere contatto con la mia bambina interiore – una parte che nessuno dovrebbe mai perdere, tanto meno prima del normale.
Ma, soprattutto, mi ridiede fiducia in me stessa.
Tutti i miei talenti artistici, così insulsi per alcuni, attraverso gli occhi dei bambini tornarono a essere meravigliosi: inventando storie, disegnando, sfruttando al massimo la mia creatività, io riuscivo a trasmettere gioia!
Forse non ero così inutile, dopotutto.
"Certo, è facile farsi lisciare l'ego da un marmocchio che a malapena sa allacciarsi le scarpe da solo", direbbe qualcuno. Beh, vorrei ricordare che, se non fosse stato per una bambina, forse Harry Potter non sarebbe mai stato pubblicato 😏
Ecco spiegato il perché dico di essermi trasformata in Biancaneve: anch'io sono fuggita da una situazione che mi avrebbe "uccisa" (metaforicamente parlando) e mi sono rifugiata dai nanetti. E parlo al plurale perché, dopo quella prima esperienza, ho deciso di proseguire su quella strada, diventando un'educatrice (mestiere che svolgo tuttora).
Ogni bambino conosciuto in questi ventidue anni ha messo un bel cerotto – di quelli carini, con i pupazzetti! – sulla mia autostima a brandelli.
Non solo. Quei piccoletti mi hanno anche insegnato una cosa fondamentale: non è necessario essere perfetti per essere amati.
Forse, la prima vera lezione sull'amore me l'hanno data proprio loro.
A questo punto, ritrovata un po' di fiducia nei miei mezzi, vi starete chiedendo quanto ci ho messo a concretizzare il mio progetto di diventare una scrittrice.
Beh... quasi dieci anni! 😂
Il motivo? Secondo gli esperti mancavo di esperienza.
Ma cosa intendo ve lo spiego meglio nel prossimo capitolo 😊
Intanto, aspetto i vostri commenti! 💭
Che lavoro fate? Ne siete soddisfatti o avevate altre aspirazioni? Se ci sono dettagli su questa storia che vorreste fossero approfonditi, fatemi sapere!
A presto,
Cassie 💜




I bambini riconoscono il valore di una persona perché hanno il cuore privo di sovrastrutture. Anche se non ti conosco, ma seguendoti da tanti anni, ho sempre pensato che tu fossi una bella persona e non mi stupisce leggere che i bambini ti amano 😘
RispondiEliminaComunque io da bambina volevo essere Cenerentola, poi crescendo ho preferito Jasmine!
🥹 Grazie per le belle parole! E Jasmine è una tosta, ottima scelta!
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