lunedì 16 giugno 2025

Capitolo 9 - "Tra sogno e realtà"

Avete mai sentito parlare di congelamento emotivo? Si tratta di una condizione per cui, dopo un trauma, il cervello sviluppa un meccanismo di difesa atto a proteggere una persona dal dolore.
A me è capitato. Il lutto che ho subito da bambina mi ha congelato i ricordi, tanto che i primi dieci anni della mia vita sono avvolti nella nebbia più fitta.
Il problema, però, è che questo meccanismo si ripresenta, puntuale, ogni volta che vivo un'emozione troppo intensa, anche se questa è positiva.
Proprio come quando ricevetti la primissima copia di Tutta colpa di New York.

Arrivò in una shopper bag con la stampa dedicata, che non ho mai avuto il coraggio di usare per paura di rovinarla.
Ricordo a malapena di averlo guardato in silenzio, di aver fatto qualche foto per i social e di averlo riposto nella mia libreria.
Fine. Niente lacrime di gioia, saltelli di felicità o giri di videochiamate per mostrarlo a tutti.
Bello schifo, eh? Sogni una cosa per tutta la vita e quando finalmente si realizza nemmeno te la godi come si deve... 😕
La stessa cosa successe quando il romanzo approdò in libreria.
Mia sorella pianse quando andò a comprarlo. Lei, capite? Il mio compagno, che mi portava a fare il giro delle librerie appositamente per vederlo sugli scaffali, lo prendeva e lo apriva, tutto gasato, nella speranza che qualcuno notasse la mia foto in quarta di copertina e mi riconoscesse.
E io? Silenzio.
"Ma non sei contenta?", mi ripetevano di continuo.
Certo che lo ero... forse troppo! E proprio per questo ero incapace di mostrarlo, restando lì ad assistere a quel successo come se stesse capitando a qualcun altro.
Le copie del mio romanzo erano in vetrina alla Feltrinelli: ci rendiamo conto?! C'erano gli espositori pieni da Giunti, i totem alla Mondadori, i cartelloni nelle altre librerie.
Pura fantascienza, per me.
Nonostante la felicità, preferii prendere ogni cosa con estrema razionalità: le posizioni alte in classifica, la prima ristampa, i commenti entusiasti delle lettrici, la notizia che sarei stata tradotta in Polonia...
Mi ripetevo che era meglio restare con i piedi ben piantati a terra, perché a cadere dal piedistallo ci vuole un secondo.
E poi, in fin dei conti, avevo già ottenuto ciò che volevo. Non mi serviva altro.
So che può sembrare strano, ma io non ho mai cercato la gloria. Non mi interessa essere al centro dell'attenzione; anzi, mi mette a disagio. Fin da ragazzina, quando sognavo di fare questo mestiere, ho sempre detto di voler diventare una scrittrice non famosa. Volevo che i miei romanzi lo fossero, non io. Quello che mi premeva era arrivare al cuore dei lettori, regalando a quante più persone possibile un mondo alternativo e confortevole in cui rifugiarsi nei momenti di bisogno.
Ma se per me era sufficiente scrivere, non avevo fatto i conti con le aspettative altrui.
Iniziarono a chiedermi di partecipare a dirette, rispondere a interviste, organizzare presentazioni, prendere parte a iniziative pubbliche 😰
Un sogno a occhi aperti, per qualcuno.
Per me era un incubo.
Finché si trattava di rispondere a delle domande via email, tutto ok. Ma metterci la faccia e parlare in pubblico? Gesù... Avrei preferito aprire una botola sul pavimento della mia camera e rinchiudermi lì sotto a tempo indeterminato.
Iniziai con il rifiutare le presentazioni: avevo ancora dell'ansia accumulata dall'esame orale di maturità, dove per poco non svenivo davanti alla commissione. Non ce la potevo fare.

Neanche un mese e mi dissero che c'era la possibilità di andare a Roma, nella sede della Rai, per un programma radiofonico.
Impiegarono un bel po' a convincermi, e accettai solo per tre motivi:
1) il programma era registrato e, alla peggio, avrebbero potuto rimediare a un'improvviso attacco di balbuzie, tagliando tutto;
2) temevo di deludere l'editore;
3) essendo in radio, gli ascoltatori non mi avrebbero vista in faccia.

Andai a Roma, andata e ritorno in giornata. Prima tappa: casa editrice. Conobbi dal vivo tutte le persone per le quali stavo lavorando, e mi chiesero di posare per delle foto da postare sui loro canali social.
Per inciso, quelle foto non uscirono mai. La spiegazione che mi diedi? Semplice: ero orrenda!
So di non essere fotogenica: il mio sorriso diventa una paresi appena qualcuno dice "cheese".

Dopo lo "shooting" andammo in Rai.
Era assurdo essere lì, in una sede che di solito vedi solo in tv. Avrei dovuto essere euforica, e invece... Che fatica, ragazzi! Mi sentii un pesce fuor d'acqua per tutto il tempo!
Il programma radiofonico lo presentava Lorella Cuccarini, il mio idolo di ragazzina: bella, simpatica, alla mano. Era esattamente come la vedevi in televisione. E io ero talmente intimidita che quasi non le rivolsi la parola, le strinsi solo la mano.
Il mio intervento durò pochi minuti, per fortuna, ed ero così ansiosa al pensiero di impappinarmi che quasi non respiravo, pur di restare concentrata su ciò che stavo dicendo.
Di ritorno a Genova, nemmeno io pubblicai le foto che fecero durante la puntata, perché mi sembrava brutto associare la mia faccia a quell'esperienza incredibile.

Le famose foto della mia prima
intervista Radio.
Parliamoci chiaro: avevo scelto uno pseudonimo proprio per non mischiare la scrittrice con la persona. Non volevo che tutti vedessero la ragazza banale, poco brillante e neanche particolarmente bella che ero in presenza. La vera me, quella di cui andavo fiera, si poteva trovare solo dentro le pagine dei miei romanzi. Non era necessario contaminarla con una realtà deludente per tutti.
Se tra le pareti di casa, dalla mia famiglia, mi ero sentita rivolgere gli insulti più disparati, cosa potevano pensare di me dei perfetti estranei, senza l'affetto a placarli?
Meglio non pensarci e non rischiare.

Insomma, non me lo sono vissuto troppo bene questo inizio di carriera, non sembra anche a voi? 🙈

Per fortuna, passato il primo mese, le acque tornarono a essere tranquille.
Era ormai Natale, e a giugno sarebbe uscito il mio secondo romanzo. Credevo di avere un po' di tempo prima di essere catapultata di nuovo in mezzo al caos, invece non fu così.
Mi chiesero di scrivere, infatti, una breve novella che facesse da ponte tra Tutta colpa di New York e il libro successivo.
Della serie: battere il chiodo finché è caldo. Il mio nome doveva continuare a girare, dovevo dare alle lettrici qualcos'altro da leggere nell'attesa del secondo volume della trilogia.
A quanto sembrava, sei mesi di silenzio tra un libro e l'altro potevano essere deleteri.

Nonostante l'ansia di dover scrivere "per forza" qualcosa in breve tempo, riuscii a farlo.
La novella uscì il 3 aprile 2014 con il titolo "In amore tutto può succedere".
Pubblicare novelle solo in ebook era una novità, in quel periodo, e non tutti accolsero la cosa positivamente. Anzi, alcuni si lamentarono in modo piuttosto acceso: non trovavano giusto che chi leggeva solo in cartaceo non potesse avere l'opportunità di avere quel breve extra di una storia che a loro era piaciuta così tanto.
Ricordo che rispondevo a tutti spiegando che non era necessario possedere un ebook reader per leggerla, ma bastava un computer o un telefonino (ossia gli stessi strumenti che stavano usando per lamentarsi, lasciando commenti al vetriolo sui social e sui blog), ma per qualcuno si trattava proprio di una questione di principio e non volevano scendere a patti con quella nuova moda.
Naturalmente, addossavano la colpa a me e minacciavano di non leggermi più... Come se io avessi potere decisionale sulle scelte editoriali!
Fu un primo assaggio di ciò che mi aspettava, e mi colse del tutto impreparata.
Avevo sognato per così tanto tempo di far parte di quel mondo! Ma dietro la facciata scintillante c'era molto altro, e non tutto era bello e pulito come avevo ingenuamente sperato.
Ero una novellina che credeva ancora alle favole... ma l'impatto con la realtà era lì, a un passo da me. E presto avrei dovuto aprire gli occhi.

Di questo, però, ne parleremo a tempo debito 😉

A presto, 
Cassie 💜

2 commenti:

  1. Al cuore dei lettori sei arrivata, e come! Conoscendo la tua storia, adesso ancora di più 🥹 Grazie Cassie, perché continui a regalarci emozioni 🫶🏻

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