Chi non ha mai pensato, almeno una volta nella vita, a quanto sarebbe bello avere una fata madrina con la bacchetta, o una lampada magica da cui far uscire un genio?
È umano desiderare di essere aiutati, avere qualcuno che faccia il lavoro sporco per te. Nel mio caso specifico, la casa editrice era la mia lampada di Aladino: io ci mettevo il desiderio - il romanzo - e loro lo esaudivano - portandolo sugli scaffali delle librerie.
Ma le lampade magiche non ti piovono dal cielo. Quindi che si fa?
Beh, o si aspetta ancora... o ci si improvvisa geni.
È così che ho fatto io, quando il mio primo romanzo è stato rifiutato dagli editori.
Proprio in quel periodo stava iniziando a prendere piede il fenomeno del self publishing, grazie alla piattaforma "Kindle Direct Publishing" di Amazon. Sui social lo vedevo nominare spesso e così iniziai a tenerlo d'occhio. Solo per curiosità. Prima dovevo liberarmi dal blocco che ancora mi teneva prigioniera.
Come anticipato, siamo a novembre del 2012 e io già mi preparavo a godere dell'atmosfera natalizia. E a rimanere delusa da essa, come ogni anno.
Cosa mi aspetto dal Natale non lo so nemmeno io. Un po' di neve, magari, o un regalo che mi sorprenda e non esca fuori direttamente dalla lista che spaccio ai parenti; oppure una vigilia passata in casa, con la famiglia riunita e in armonia, anziché il solito ristorante, i sorrisi di circostanza e i regali scambiati nel parcheggio, di fretta, prima di mezzanotte 😑
Ma io ci spero sempre, eh! Puntuale come un orologio, a metà novembre inizio a tirare fuori i miei maglioni natalizi, i cerchietti con le corna da renna, le lucine e le decorazioni, preparandomi a vivere il Natale dei miei sogni.
Quell'anno, le prospettive erano più pietose del solito. Ma io, dopo tanta sofferenza, avevo davvero un estremo bisogno di credere in qualcosa.
Solo l'immaginazione mi poteva aiutare.
Decisi, quindi, di provare a scrivere una storia natalizia e creare da me l'atmosfera perfetta.
Avevo una mezza idea che mi frullava in testa: un'amante del Natale, ottimista e allegra, e un vicino che aveva perso la gioia di godere delle piccole cose. La sentivo convincente, perciò iniziai a ragionarci sopra, provando a costruire una vita intorno a quelle due figure evanescenti.
Lei poteva essere una maestra, oppure una tata. Lui un poliziotto, uno di quelli che hanno visto troppe cose brutte per pensare di apprezzare due stupide lucine colorate.
Li chiamai Jane e Daniel, ossia i nomi dei personaggi del libro rifiutato dagli editori. Ma loro non sembravano molto d'accordo...
Ora vi dirò qualcosa che suonerà pazzoide: io comando la mia creatività solo fino a un certo punto. I personaggi che finiscono tra le pagine dei miei romanzi, sembrano dotati di vita propria, e se non li ascolto, non capisco subito chi sono, cosa vogliono fare o, banalmente, come si chiamano... loro si rifiutano di collaborare! 😖
E quindi no, quei due non erano soddisfatti della vita che gli stavo cucendo addosso. Risultato? Tracciavo due righe sul foglio, e cancellavo. Ci riprovavo, e niente. Qualunque nome o professione scegliessi per loro, non andava bene.
Tornare a scrivere sembrava improbabile. Solo un miracolo poteva aiutarmi.
Successe mentre facevo la spesa.
Avevo un quadrifoglio nel portamonete e lo vedevo ogni volta che prendevo dei soldi. In inglese si chiama "four-leaf clover".
Clover... Mi sembrò un nome pazzesco, strambo al punto giusto e di buon auspicio. Perfetto.
Il trifoglio è anche un simbolo dell'Irlanda, quindi scelsi un cognome di origini irlandesi. Clover O'Brian... suonava bene! E poi era adattissimo ai capelli rossi che la ragazza aveva, e su quel dettaglio non si transigeva.
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| non badate all'outfit ridicolo, concentratevi sui capelli che avevo in quel periodo 😏 |
Naturalmente biondo e con gli occhi azzurri: lo dovevo all'uomo che mi era apparso in sogno, restituendomi un po' di speranza. Ma non voleva essere un poliziotto, e non voleva essere salvato dalla ragazza. La sua missione era un'altra.
Clover era ottimista, solare e piena di positività, ma sotto sotto era sola, incompresa, guardata dalla sua famiglia come se fosse un'aliena. E anche se si faceva in quattro per essere al di sopra delle critiche, e non aveva nessuna intenzione di snaturarsi per elemosinare un po' di approvazione, sotto quella maschera batteva il cuore fragile di una ragazza che aveva bisogno di essere vista, amata e apprezzata per ciò che era.
Era lei quella che aveva bisogno di vivere una favola.
Regalarle un vero principe mi sembrava eccessivo. Ma magari una star...
Ed eccolo lì: Cade Harrison, il principe di Hollywood!
Di colpo, tutta la loro storia era nella mia testa.
Iniziai il romanzo la seconda settimana di novembre e dopo poco più di un mese era finito.
Mentre scrivevo, i personaggi secondari iniziarono a parlarmi, ansiosi di ricevere la mia attenzione, e capii che quello non sarebbe stato un libro singolo, ma il primo di una trilogia.
Le voci erano tornate nella mia testa! Lo so, suona folle, ma per me era la sensazione più bella del mondo.
Finalmente non ero più sola.
Ora dovevo solo decidere cosa farne: metterlo in un cassetto e accontentarmi della gioia di aver scritto di nuovo un libro intero? O tentare con il self, in cui continuavo a imbattermi ogni volta che entravo sui social?
Non mi aspettavo nulla, volevo solo capire: gli editori avevano rifiutato il romanzo precedente perché non era valido, o ero io a non valere un soldo come scrittrice? Funzionavo solo per brevi racconti, o ero in grado di catturare l'attenzione dei lettori anche con una trama più articolata?
Il self mi avrebbe dato delle risposte. Se fossero state negative, ci avrei messo una pietra sopra e mi sarei accontentata di tenere la scrittura come hobby.
Così provai. Lo revisionai da sola, preparai una copertina e lo misi online il 22 dicembre. La cover non era perfetta, tantomeno l'impaginazione, ma ormai ero in ballo e dovevo ballare.
Lo intitolai "Il regalo più bello", non solo per la trama, ma anche perché tornare a scrivere era stato il mio regalo più bello, quell'anno. E lo firmai con il nome di Cassandra Rocca, perché Cassandra era tutto ciò che sentivo di voler essere.
Pochi giorni dopo ero in top 100 su Amazon, alla posizione 71. Sotto di me, alla 72, c'era Judith McNaught, il mio idolo.
Immaginate la mia faccia nel vedermi sopra di lei! 😱
Il mio sogno era di condividere gli scaffali della libreria con lei e con Nora Roberts (altra autrice che amo follemente), ma essere insieme a loro nelle classifiche digitali andava bene lo stesso. Avevo già vinto.
E poi, tre settimane dopo, entrai su Amazon per controllare se avevo venduto qualche nuova copia, come facevo ogni mattina...
E mi vidi lassù: prima nella sezione "romanzi rosa".
Non capivo come fosse possibile. Io non mi pubblicizzavo sui social, mi vergognavo a inserire la mia umile favoletta in mezzo alle sponsorizzazioni di autrici più in gamba di me. E in famiglia lo sapevano solo in due: mia sorella e il mio compagno. Non lo avevo detto a nessun altro, perché non avrei sopportato sguardi derisori o di pietà qualora fosse stato un flop clamoroso.
E allora come ho fatto ad arrivare lassù?
La parola magica è: Passaparola.
La gente lo leggeva, lo apprezzava e ne parlava, convincendo altre persone ad acquistarlo. Quella era la chiave: nessuna operazione di marketing, solo lettori che avevano voglia di consigliarlo, anche se ero una perfetta estranea e non facevo tendenza.
E poi che è successo?
Beh, a metà gennaio, proprio a causa di quel primo posto in classifica, iniziarono ad arrivare le prime attenzioni serie.
Mi contattarono in tre: un piccolo editore e due case editrici importanti.
La mia reazione? Non quella che tutti si aspetterebbero... Ma vi spiego meglio cosa intendo nel prossimo capitolo 😜
A presto,
Cassie 💜





Che cosa meravigliosa il destino. Tu che speravi di far pubblicare un tuo libro, gli editori che non ti considerano e poi tornano a cercarti quando ce la fai da sola. Questo dimostra come il talento non dipenda da nessuno se non da noi stessi. Sei stata brava a non arrenderti 🤗
RispondiEliminaBeh, non sono arrivati proprio quelli che mi avevano rifiutato in un primo momento. Ma sono arrivati Editori più rinomati. Quindi sì, è stata una bella soddisfazione 🫶🏻
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