lunedì 26 maggio 2025

Capitolo 6 - "Una lucina (di Natale) nel buio".

L'onestà è sempre stata, per me, una virtù fondamentale. Odio le bugie.
Credo derivi dalla mia infanzia e dalla prima volta che mi accorsi che mi stavano mentendo.

Quando mia madre morì, non ce lo dissero subito: volevano proteggere me e mia sorella, suppongo. Io, però, lo avevo capito e continuavo a mettere tutti alla prova, nella speranza che mi dicessero la verità. Non sopportavo di essere presa per stupida.
Fu allora che sviluppai una sorta di rifiuto verso tutto ciò che è finto o che urta la mia intelligenza. Il che valeva sia per le cose serie, che per le sciocchezze... come la storia di Babbo Natale che porta i doni nella notte 😅
Avevo beccato i miei a mettere i regali sotto l'albero, quindi sapevo la verità già da un pezzo. Mia sorella, invece, non lo aveva ancora capito. Avevo tenuto il segreto per un po', ma dopo quanto era successo ero in fase "giustiziere della verità"... Perciò così decisi che non fosse giusto lasciarla vivere nella menzogna: le confessai tutto e distrussi le sue illusioni infantili 🙈 (scusa, sorellina!).

Questo atteggiamento sembrerebbe in pieno contrasto con quello che poi è diventato il mio rifugio per eccellenza, ovvero la fantasia.
In realtà, non è così.
La fantasia non nasconde, né mente: accende una luce laddove le bugie e le delusioni cercano di spegnere ogni speranza.
È così che ho sempre scritto i miei romanzi: non ho mai voluto vendere illusioni. Il mio intento è sempre stato quello di creare mondi in cui sincerità, amore e bellezza possano esistere senza compromessi, plasmando ciò che nel mio cuore sento profondamente vero.

Il blocco dello scrittore che stavo attraversando derivava proprio da questo: non credevo più a niente. La vita mi stava mostrando solo cose negative, togliendomi ogni illusione e facendomi rassegnare all'idea che le cose belle potessero succedere solo nei libri.
Ergo, i libri erano bugie, e io me le stavo raccontando da sola.

Ma quando sognai quell'uomo biondo che mi abbracciava, qualcosa dentro di me iniziò a ribellarsi. Era come se il mio subconscio volesse farmi capire che la mia fantasia e la capacità di credere in qualcosa di bello erano ancora lì da qualche parte, nascoste sotto strati di spazzatura emotiva. E io dovevo tirarle fuori a tutti i costi, se volevo tornare a vedere il mondo a colori.

Mi piacerebbe dirvi che tornai subito a scrivere, ma non fu così. Ero ancora in pieno blackout. Però avevo voglia di immergermi di nuovo nei miei romanzi precedenti, forse nella speranza di risvegliare le emozioni che avevo provato scrivendoli.
La prima storia che tirai fuori dal cassetto fu proprio "Un amore da romanzo"... e lì mi accorsi che la carta stava iniziando a rovinarsi a causa dell'umidità, rendendo l'inchiostro illeggibile in più punti.
Presi anche quello come un segno: il mio "mondo interiore", l'unica parte piacevole della mia vita, stava sbiadendo.
Non potevo permetterlo.
Così comprai il mio primo computer. E lo scelsi rosa: il colore che volevo ridare alla mia anima.

Trascrissi i miei romanzi più importanti su pc, e quel semplice gesto mi portò a focalizzarmi di nuovo su trame, dialoghi, personaggi. Avere il testo su un file rendeva tutto più semplice: spostare intere scene, rendere un capitolo più fluido, modificare i dialoghi... il tutto senza dover inserire fogli voltanti tra i quaderni o riscrivere tutto da capo.
Avevo sempre creduto che scrivere a mano fosse più intimo, più istintivo, ma iniziai pian piano a cambiare idea: usare il computer era più pratico, più veloce e meno dispendioso.
Imparai a usare i programmi di scrittura e smisi di fare ricerche sulle location usando l'enciclopedia. Con internet potevo fare di meglio, come camminare virtualmente per le strade di una città che non conoscevo! Era a dir poco incredibile! Avevo il mondo a portata di mano.

La tecnologia divenne così la mia migliore amica: mi iscrissi a Facebook, entrai in alcuni gruppi dedicati ai libri e iniziai a frequentare diversi blog.
Due di questi - "La mia Biblioteca Romantica" e "Immergiti in un mondo...rosa" - che cito anche nei ringraziamenti del mio primo romanzo - erano frequentati da molte autrici italiane, e parlare con chi era riuscita a trasformare la propria passione per la scrittura in un lavoro mi dava speranza, riavvicinandomi ai miei vecchi sogni di gloria.
Fu proprio il blog "La mia biblioteca romantica" a darmi l'occasione di mettermi alla prova per la prima volta.
In quel periodo - siamo a novembre del 2011 - organizzavano una rassegna di racconti romantici da pubblicare sotto le feste, e l'invio era aperto a tutti.
Decisi di provarci: presi uno stralcio tratto da "Un amore da romanzo", lo trasformai in un racconto di Natale e lo inviai.
Ricordo ancora i commenti delle lettrici, quando venne pubblicato: erano tutti bellissimi! 😍

Commenti sotto un mio racconto, sul blog
"Immergiti in un mondo... rosa!"
Ero davvero felice. Non solo perché la storia e i personaggi erano piaciuti, ma soprattutto per i complimenti al mio modo di scrivere: quella era la cosa che mi importava di più.

Sulla scia dell'entusiasmo, iniziai a pensare che fosse giunto il momento di provare sul serio a realizzare il mio sogno.
In fondo, cosa avevo da perdere? Avevo già smesso di scrivere: ricevere un rifiuto non poteva fare più danno di così.

Revisionai accuratamente "Un amore da romanzo" e, a marzo del 2012, lo inviai a ben tre editori.
I tempi di attesa per una risposta – ammesso che arrivasse – erano di circa sei mesi: un'eternità, per chi aveva appena riposto tutte le proprie speranze nelle mani di perfetti estranei. Ma solo l'idea di aver fatto un passo concreto verso la realizzazione del mio progetto, mi ridiede un po' di forza.

Mentre aspettavo, ci furono altre rassegne di racconti per i blog, sempre con esiti molto positivi, finché non capitai su un sito legato a una rivista di scrittura, la Writers Magazine, sulla quale davano consigli agli scrittori emergenti. Lì scoprii che il fondatore della rivista, Franco Forte, stava raccogliendo brevi racconti d'amore da pubblicare su un'antologia.

Decisi di buttarmi, e fu una vera sfida: le battute richieste erano pochissime, e il massimo della sintesi che ero riuscita a scrivere in vita mia era stato il riassunto della favola di Cappuccetto Rosso in cinque righe. (Ero stata anche l'unica a farlo bene, con tanto di elogio da parte del prof. di lettere😏).
Provai a riadattare qualche vecchia storia, ma nessuna mi convinceva.
Poi, ebbi una folgorazione e scrissi un pezzo di getto. Si intitolava "La farfalla".
Non era un racconto "romantico" nel senso più stretto del termine, ma parlava di libertà, di maturità emotiva. L'uomo della storia paragonava la sua amata a una farfalla, perché lei era - udite udite - una ballerina classica di nome Sophie, che stava per partire per Parigi! (Chissà, magari era la nonna di Nina 😉) (*)
Lo inviai, senza nessuna aspettativa. Inaspettatamente, lo presero.
Era successo davvero: sarei stata pubblicata, su un vero libro da sfogliare!
Non solo: mi ero anche sbloccata. Ok, era solo una paginetta e non un romanzo articolato, ma era pur sempre un inizio.
Il vento stava cambiando, e stava spolverando la mia autostima e le mie speranze. Ero così  presa bene da iniziare a credere che quella benedetta risposta degli editori sarebbe arrivata e sarebbe stata positiva.

Spoiler: non arrivò mai.

Dopo mesi di speranze, dovetti rassegnarmi all'evidenza: il romanzo in cui avevo creduto così tanto non si era rivelato all'altezza di una pubblicazione. 💔
Ero sicura che quei rifiuti mi avrebbero uccisa, dando il colpo di grazia al mio equilibrio già precario. Invece, stranamente, non successe.
Al contrario, iniziai a sentire il bisogno di dimostrare a quei signori che si erano sbagliati di grosso.

Era novembre inoltrato e già si respirava aria di festa. Forse non credevo a Babbo Natale, ma per me il periodo natalizio è sempre stato magico: sarà per l'atmosfera gioiosa (nelle case altrui, eh! Da me sempre e solo liti!), i valori che porta con sé, la musica, i mercatini, le lucine colorate...
Era proprio ciò di cui avevo bisogno: luci, colori e speranza.

La primissima bozza di "Tutta colpa di New York" 💝
Presi carta e penna e decisi che, volente o nolente, avrei scritto qualcosa, anche solo un racconto per la nuova rassegna romantica sul solito blog.
Quel giorno nacque l'idea di base per Tutta colpa di New York🎄
Però no, non era ancora quello che tutti conoscono...
Per arrivare alla libreria, serve almeno un altro capitolo 😉

Se siete curiosi, ci ritroviamo qui la settimana prossima.

E voi che mi dite? Amate il Natale? Credete nel detto "Si chiude una porta e si apre un portone?". Se eravate tra le lettrici di quel mio primo racconto natalizio, battete un colpo 💖

A presto,
Cassie 💜

(*) Per chi non lo avesse letto, il riferimento è al mio ultimo romanzo, "Sotto le Stelle di Parigi".
La nonna di Nina, la protagonista, è una ex ballerina di nome Sophia.
Forse era già nel mio inconscio a quel tempo, chi lo sa? 😊

4 commenti:

  1. La tua storia sembra quasi un libro nel libro. I foglietti con l'idea di partenza per Tutta colpa di New York mi hanno emozionato.
    È bello poter sbirciare dietro le quinte di un libro che ho amato, grazie per questa possibilità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La prima volta che ho riletto quei foglietti mi sono fatta tenerezza da sola 🥲
      Grazie a te per essere qui e proseguire la lettura 🩷

      Elimina
  2. Tutta colpa di New York, questa è la storia che più porto nel cuore ❤️

    RispondiElimina