Immaginate
di avere davanti a voi il puzzle della vostra vita, uno di quelli da
oltre mille pezzi, così piccoli che solo per separare i bordi dal
resto vi viene il mal di testa. Vi ci siete dedicati minuziosamente
per giorni, mesi, anni, e iniziate a intravedere la luce in fondo al
tunnel.
Poi, di colpo, una finestra si apre e una folata di vento
soffia sul tavolo, incasinando tutto.
Ecco,
quando mi sono imbarcata nella mia prima relazione sentimentale, mi
sono sentita esattamente così.
Ero sempre stata super cauta nel lasciarmi andare all'amore, ma in quell'occasione (non so perché), mi lanciai senza paracadute dall'alto della mia nuvoletta rosa confetto...
E finii dritta sull'asfalto. Di faccia.
Non fu una storia piena di liti o tragedie, sia chiaro. Semplicemente non fu una storia. Eravamo buoni amici, questo sì... ma come coppia non funzionavamo.
Avete presente le Sherbet Homes? Le due case di Santa Monica, una nera e una rosa, sistemate una accanto all'altra?
Ecco, eravamo proprio così: troppa differenza di età, vissuti incompatibili, visioni del mondo diametralmente opposte e aspirazioni che non si incastravano tra loro.
L'inizio fu decisamente complicato, con una rottura quasi immediata che - con il senno di poi - sarebbe dovuta essere definitiva. Invece, dopo qualche mese, decidemmo di riprovarci. E durò parecchi anni, nonostante tutto, ma sapevamo entrambi che si trattava di un traballante castello di carte.
Non mi servì arrivare alla fine per rendermene conto: mi caddero le fette di prosciutto dagli occhi fin da subito.
La mia visuale della vita cambiò di conseguenza, facendomi concentrare su una realtà di cui ero sempre stata consapevole, ma che forse avevo cercato di ignorare: non conoscevo una sola coppia che vivesse, o avesse vissuto, un amore vero, pulito, equilibrato... degno di un romanzo.
Mio fratello aveva divorziato da poco, le mie sorelle erano invischiate in matrimoni o relazioni che lasciavano alquanto a desiderare, e dei miei genitori ve ne ho già parlato. Poi c'erano le amiche, che trascinavano avanti rapporti per noia o abitudine, e alcune delle famiglie per cui lavoravo, stabili solo di facciata. Perfino mia nonna, con la mente annientata dall'Alzheimer, sembrava ricordare un'unica cosa: il tradimento di mio nonno, avvenuto cinquant'anni prima 🙈
Come avevo potuto essere così ingenua da credere che per me sarebbe stato diverso, che avrei trovato l'amore idilliaco che sognavo?
Forse avevano ragione quelli che denigravano il romance dicendo che illudeva le donne, alzando i loro standard a vette inarrivabili. E io ero la più illusa di tutte, perché non solo lo leggevo, ma lo scrivevo pure!
Pensai che fosse ora di iniziare a essere più realista... e così smisi di leggere romanzi rosa. Ma non di scriverli - o almeno non subito - perché una piccola parte di me restava aggrappata all'idea che amori simili fossero possibili da trovare. E la causa di questa mia convinzione era Daniel, il mio primo BookBoyfriend.
Era il protagonista di un libro che avevo scritto poco prima di fidanzarmi, intitolato proprio "Un amore da romanzo".
Quel libro incarnava alla perfezione la mia idea di relazione sentimentale, e Daniel era proprio l'uomo dei miei sogni: biondo, occhi azzurri, simpatico, dolce, premuroso... Insomma, perfetto dentro e fuori.
E qui direte: "Ehh, ma dove si trova uno così?". Avete ragione, me lo chiedevo anch'io... Finché non me lo sono trovato davanti.
Ve lo giuro, era pressocché IDENTICO a come lo avevo descritto, e mi lasciò sconvolta vedere in carne e ossa quello che consideravo solo il frutto di una mia fantasia - almeno fisicamente, si intende. Non lo rividi una seconda volta, quindi poteva essere anche uno stronzo patentato, per quel che ne so... ma aveva un sorriso così dolce e dei modi così garbati... 😍
Era stato proprio quell'incontro a mantenere viva la mia sempre più flebile speranza: mi dicevo che se era possibile incontrare uomini come quello semplicemente salendo su un autobus per andare a lavorare, allora tutto era possibile.
Tentai quindi di sfruttare quel ricordo per continuare a scrivere, sperando che rifugiarmi nella fantasia alleggerisse il peso di una realtà tutt'altro che rosea. Ma più passavano i mesi e più mi rendevo conto che qualcosa non andava: le idee c'erano, ma tre quarti di queste non finivano mai sulla carta, e il quarto restante non andava oltre la metà della stesura.
Decisi allora di scrivere il sequel di "Un amore da romanzo", convinta che la magia di quella storia potesse aiutarmi a ritrovare fiducia e creatività.
In un certo senso funzionò, e i sequel divennero due... quasi tre: un susseguirsi di
disgrazie, liti, divorzi, dipendenze e calamità naturali 😖
(Ok, in tutti c'era il
lieto fine... ma l'ansia nel mezzo? Vogliamo parlarne?!)
Era ormai palese: la vita reale stava iniziando a contaminare la mia fantasia, trasformando la mia penna rosa brillante in una matita grigio fumo.
Il problema non era più riuscire a rendere verosimile qualcosa che non avevo vissuto, ma cercare di rendere reale, sulla carta, qualcosa in cui non ero più sicura di credere.
La verità è che non serve sperimentare in prima persona ogni situazione, per essere un bravo scrittore: l'immaginazione può colmare i vuoti, se ciò che racconti parte da una base concreta, o in cui credi davvero. Ma se smetti di crederci... beh, a quel punto scrivere diventa puro esercizio stilistico. E allora sì che chi legge si accorge che è tutto finto.
Per farla breve: la mia creatività si affievolì fino a svanire del tutto.
Nonostante gli sforzi, le mie pagine restavano bianche. Dove prima regnava il caos più totale, ora c'era solo uno schifoso encefalogramma piatto.
Per cercare di sbloccarmi, la terapeuta che mi seguiva mi suggerì di provare a scrivere ciò che stavo attraversando. Mettere nero su bianco le mie emozioni mi aveva sempre aiutata, dopotutto.
Decisi di fare un tentativo, ma tenere una sorta di diario segreto a quasi trent'anni non funzionava come quando ero piccola. Dovevo provare a guardare la mia storia da un'ottica diversa.
Trasformai quindi la mia vita in una trama urban fantasy e chiamai la protagonista Cassandra Rocca. Un nome simile a quello vero, ma non reale, così da mantenere il giusto distacco.
Cassie era una ragazza forte, con degli ideali ben saldi e una chiara visione della vita che avrebbe voluto vivere. Ma per raggiungere i suoi obiettivi doveva sfidare le convinzioni errate che la sua famiglia le aveva cucito addosso e tirarsi fuori da una vita che non le apparteneva. Si accorgeva di quanto questo fosse importante solo quando una parte di lei, quella positiva, restava imprigionata in uno specchio, dal quale assisteva impotente al suo alter ego negativo, che faceva a pezzi tutti i suoi sogni semplicemente accontentandosi di una vita mediocre.
Non finii nemmeno quel romanzo, perché il lieto fine mi sembrava pura utopia. E trovare solo tristezza anche tra le pagine di un libro scritto di mio pugno era angosciante.
Trasferire la mia vita su un foglio non mi stava aiutando a vederla in modo diverso, né a capire dove stavo sbagliando: mi stava spingendo ancora più a fondo nel baratro in cui ero lentamente scivolata.
Mi lasciai trascinare giù, tra ansie, attacchi di panico e solitudine. Non avevo più amici, la mia famiglia stava implodendo, nessuno sembrava capirmi. Finii per chiudermi in me stessa, senza sapere a cosa aggrapparmi.
E poi, una notte, sognai un uomo. Anche lui era biondo, attraente, con gli occhi azzurri: somigliava al ragazzo dell'autobus, ma non era lui. Ricordo poco del contesto, ma un dettaglio è impresso a fuoco nella mia mente ancora oggi: il modo in cui mi abbracciava.
In quell'abbraccio c'era tutto ciò che mancava alla mia vita: dolcezza, conforto, protezione.
Al risveglio, mi sentii divisa tra la disperazione di non poter avere accanto quell'uomo e la piccola ma potente convinzione che, dentro di me, ci fosse ancora una fiammella di speranza capace di sconfiggere il buio.
Ancora non lo sapevo, ma quella notte avevo "conosciuto" Cade Harrison 💘
Quanto ci ho messo a realizzarlo? Quasi un anno. Ma il solo fatto che Lui fosse apparso nel mio subconscio diede il via a una sfilza di eventi che, come una valanga, travolsero completamente la mia vita.
Ne parliamo meglio nel prossimo capitolo, se vi va 😊
Che mi dite di voi? Lo avete trovato l'amore della vostra vita? Al primo colpo, ci avete messo un po' o lo state ancora aspettando? Se sì, somiglia almeno un po' all'eroe di un libro? 😀
A presto,
Cassie 💜




Ciao Cassie, ogni capitolo è una scoperta! Quante cose in comune abbiamo 🤭 Ora capisco, perché ho amato ogni tuo scritto 🥰. Ammiro il tuo coraggio e la tua determinazione, nonostante tutto, non ti sei arresa. Brava 💜
RispondiEliminaÈ bello sapere che ci sono anime affini, lì fuori 🫶🏻
EliminaGrazie per la continua fiducia!
Io ho sposato il mio migliore amico!
RispondiEliminaInfatti ho apprezzato tanto la storia di Eric e Zoe. Si può dire che ho trovato il mio eroe da romance ☺️
Dai, che bello! 😍
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