martedì 23 settembre 2025

Speciale - "TITOLO e DATA D'USCITA del mio nuovo romanzo!"

Chi mi segue sa già che avevo annunciato una pausa dal blog (che riprenderà il prima possibile, con il seguito delle mie avventure nel mondo editoriale!), perché volevo dedicarmi a qualcosa di più urgente: l'imminente uscita del mio nuovo romanzo.
Torno su questi schermi, quindi, con un articolo speciale interamente dedicato a questa storia, che sento particolarmente cara.

Iniziamo svelando quello che, dopo il sondaggio fatto su Instagram, ho notato essere ciò che più vi premeva sapere.
La data di uscita sarà il...

22 OTTOBRE

Manca un mese all'ora X, dunque... E sono davvero tanto, tanto emozionata! Per più motivi, che ora vi spiegherò (cercando di non fare spoiler).

Qualcosina l'ho già svelata sui social, come i Tropes principali. Li riassumo brevemente:
- Second Chance
- Small Town
- Rockstar Romance.
Si tratta di una storia ambientata nel pieno dell'autunno, in un contesto che adoro: piccola città, natura, ritmi lenti. Un cozy romance, insomma. I miei preferiti in assoluto.
Ma l'idea di partenza non era esattamente così... 😅

Il protagonista maschile è apparso nella mia testa durante la pandemia, quindi parecchio tempo fa.
Una rockstar: l'unico dettaglio di lui che non è cambiato.
La location in cui si muoveva? Totalmente diversa da quella attuale: avevo incasellato la storia in una grande metropoli, ossia San Francisco. Adoro quella città e sto davvero aspettando che qualcuno si palesi nella mia mente per poter andare lì con la fantasia. Ci giro intorno da anni, ho buttato giù mille trame che potrebbero adattarsi, ma tant'è... Come vi ho già detto, non sono io a comandare: fanno tutto i miei "amici immaginari" 🙈
La protagonista femminile? Era diversa sotto ogni punto di vista: non faceva per lui. Quella nuova, invece, è perfetta, proprio ciò di cui ha bisogno.
E in ultimo: non era un second chance.
Solo un altro dettaglio non è cambiato, ed è la scena iniziale. Nella prima bozza, quell'evento non era particolarmente significativo. In questa versione, invece, diventerà il fulcro della storia.
Non posso dire di più finché la trama non sarà svelata, ma spero di avervi incuriositi abbastanza 😏

Perché non l'ho scritto prima, se l'idea di base è nata nel 2020? Per due motivi:
1) Il lockdown è stato un periodo davvero tosto, lo sappiamo tutti. E io, soffrendo d'ansia, ero parecchio nervosa. Ho provato a immergermi nella scrittura, per rilassarmi, ma non era facile descrivere scenari idilliaci quando fuori era tutto così angosciante.
2) Avevo scritto a malapena tre capitoli, e con estrema fatica, quando lessi sui social che una mia collega doveva uscire con un nuovo romanzo, nel quale il suo protagonista faceva lo stesso mestiere del mio.
PANICO.
Lo so, è praticamente impossibile scrivere qualcosa di originale, nel romance. Ogni scenario è già stato usato, sviscerato in mille modi diversi. La cosa più importante è che la voce di ogni scrittore sia autentica, personale. Questo differenzia storie che restano, per forza di cose, piuttosto simili.
Ma io mi faccio sempre un sacco di seghe mentali: vi basti sapere che ogni volta che scrivo un libro, inserisco riassunti dettagliati della trama su un motore di ricerca per essere sicura che non esista in circolazione qualcosa di davvero troppo simile.
PARANOIA è il mio secondo nome.
In ogni caso, quella piccola similitudine bastò a frenarmi ulteriormente dal proseguire la stesura, che venne quindi accantonata per anni.

Il protagonista maschile, però, non è il tipo che si fa mettere i piedi in testa facilmente: è caparbio, sa quello che vuole ed è disposto a tutto per ottenerlo.
Non mi ha lasciata in pace finché non mi sono fermata ad ascoltarlo.

La Rockstar (così lo chiameremo, finché non vi avrò svelato altri dettagli su di lui) rappresenta ciò che da ragazzina faceva battere il mio cuore. Non a caso, i primi romanzetti romantici che ho scritto - al liceo - avevano come protagonista LUI: il cantante famoso.
I miei idoli adolescenziali erano tutti cantanti: ero pazza di Fiorello a 12 anni, poi ho avuto una fase di amore profondo per Massimo Di Cataldo, un'infatuazione per Nek, il batticuore per JC Chasez degli N'Sync, fino ad arrivare a un vero e proprio subbuglio emotivo per Chad Kroeger dei Nickelback (mammamia quella voce... lui lo adoro ancora oggi! 😍)
Ma, a onor del vero, la predilezione per i cantanti nasce da ben prima del liceo... perché il mio primissimo amore infantile è stato lui: Mirko dei Beehive.
(So ancora tutte le canzoni a memoria? Sì 😎)

Insomma, dar voce a quell'ideale romantico è stato come tornare a casa. E da lì, tutto si è incastrato per farmi tornare alle origini sotto ogni punto di vista.

Ho iniziato a ripensare a questa storia a inizio maggio del 2024, dopo un periodo particolarmente grigio a livello lavorativo. Mi sentivo artisticamente spenta, e avevo bisogno di ritrovare me stessa, la mia passione, la voglia di immergermi nel mio mondo fantastico alle mie condizioni, senza lasciarmi frenare da giudizi esterni e aspettative.
E la Rockstar è tornata alla carica.
"Sono l'uomo che fa per te", mi sussurrava. "Attraverso la mia storia, riscriverai la tua".
Beh, in un certo senso è stato davvero così.

Ho digitato ogni sillaba di questo romanzo con lo stesso entusiasmo e la stessa urgenza con cui ho scritto Tutta colpa di New York.
Non riuscivo a smettere, era come se fossi stata imbavagliata per troppo tempo e finalmente il bavaglio fosse caduto. Non volevo neanche finire di scriverlo!
Ma l'ho fatto, a fine ottobre: sei mesi di notti in bianco che rivivrei da capo, anche solo per le belle sensazioni che mi ha dato tornare a scrivere con quello spirito.
Da lì, però, ho iniziato a essere nervosa all'idea di inviare il testo alla casa editrice.
Forse, inconsciamente, sapevo già che qualcosa era cambiato dentro di me.
Per motivi contrattuali, tuttavia, ho dovuto farlo... ed è iniziata una lunga attesa.

Durante quei quattro mesi ho capito davvero quanto io e la Rockstar fossimo simili.

Morale della favola: scaduti i tempi legali per la valutazione dell'inedito, il romanzo è tornato in mano mia, libero da ogni obbligo.
Cosa ho provato? Paura e sollievo.
Paura, perché credenza popolare vuole che senza un marchio su una copertina uno scrittore non vale niente.
Sollievo, perché ero di nuovo padrona del mio universo... anche se questo significava fare il doppio del lavoro.

Ho deciso di far uscire il romanzo in self-publishing perché non avevo nessuna voglia di aspettare ulteriori mesi per proporlo ad altri editori.
E poi, se volevo davvero tornare alle origini, dovevo farlo fino in fondo.
Dopotutto, è così che ho iniziato. La mia storia si stava ripetendo, tornando al punto di partenza.

Bene, dopo essermi dilungata a sufficienza - come al solito -, posso svelarvi il titolo:


Breve, conciso, perfettamente a tema.
In inglese, per la prima volta. Non per moda o per marketing, mi sembrava solo il più azzeccato... Magari leggendolo capirete perché 😉

E la cover? Oh, non potete immaginare quanto è bella, calzante e romantica!
Finalmente avrò una copertina fatta su misura per me, pensata e resa perfetta per la storia. Solo mia 💖
Ma per vederla, dovrete aspettare ancora un pochino 😇

Insomma, che ve ne pare? Vi piace il titolo? Siete curiosi di leggerlo?
Per voi è un problema che non sia pubblicato da un editore tradizionale, o non fa differenza?
Non preoccupatevi, comunque, perché ci sarà sia la versione digitale che quella cartacea. Cambierà solo la modalità di acquisto: non più in libreria ma su Amazon.

Spero davvero che la storia di E e Z vi faccia emozionare tanto quanto ha emozionato me scriverla.
E state in campana - sui social - per nuovi spoiler e anticipazioni!
La prossima settimana presenterò i personaggi principali e il luogo in cui si svolge la storia 😊

Un abbraccio,
Cassie 💜
 

lunedì 8 settembre 2025

Capitolo 11 - "SHOW, DON'T TELL: un concetto da applicare nella vita".

"Scrivo per passione, il resto è in più".
Questa frase è stata la mia bio sui social per molto tempo.
Perché, effettivamente, così la vivevo: avevo sempre scritto solo per passione.
Ho sognato per metà della mia vita di diventare una vera scrittrice, ma forse non mi era ben chiaro cosa significasse.
Ora, però, iniziavo a capirlo... Il che mi faceva venire una valanga di dubbi.

La cover che avevo ideato per il
romanzo, quando ero self.
Ma andiamo con ordine.
Giugno era appena passato e Una notte d'amore a New York era ormai nelle mani dei lettori. Non ebbi molto tempo a disposizione per concentrarmi su quel titolo - forse uno dei motivi per cui l'interesse del pubblico risultò più leggero rispetto a Tutta colpa di New York: non avevo avuto modo di cucire, attorno a Eric e Zoe, un'atmosfera altrettanto coinvolgente.
Del resto, come avrei potuto? Avevo avuto sei mesi di tempo tra le due uscite, con nel mezzo la promozione, le interviste, la stesura di una novella e di un racconto, finire il terzo libro, fare l'editing al secondo...
Poi, quel secondo libro era stato pubblicato e da lì avrei avuto solo altri cinque mesi di tempo per:
- finire di sistemare la storia di Liberty (in uscita a novembre);
- mandarla all'editor (che avrebbe dovuto avere il tempo di leggerla e valutare se c'erano grossi interventi da fare);
- ideare e scrivere la novella ponte (fissata per settembre);
- iniziare un nuovo editing;
- non lasciare indietro i social...
E, nel mentre, lavorare, dormire, magari vivere... 😅 
Una vocina nella testa mi diceva che andava tutto troppo veloce. Non avevo neanche il tempo di assaporare ciò che stavo realizzando.
E io ODIO fare le cose di corsa.
Tuttavia, ormai ero in ballo e dovevo ballare.

A differenza dei primi due romanzi, mi dissero che questo andava tagliato, soprattutto nella parte iniziale.
Panico: ero ancora nella fase in cui ogni parola per me era importante. Come potevo tagliare intere parti di una storia che avevo sudato sangue per scrivere?
Fu allora che compresi davvero il concetto di "show, don't tell": non si trattava di eliminare, ma di trasformare in qualcosa di visivo concetti che io tendevo a raccontare, facendo degli spiegoni infiniti.
In pratica: "Fatti, non parole".
Una volta capito il meccanismo, la storia iniziò a prendere un ritmo decisamente diverso, più fluido. Imparare cose tecniche mi rendeva un'autrice migliore e io ho sempre desiderato spingermi oltre i miei limiti. Leggendo i miei vecchi scritti e confrontandoli con gli ultimi, riuscivo a notare la differenza e questo significava che stavo crescendo. La cosa mi riempiva di soddisfazione.
Ma se da un lato quell'esperienza mi stava formando, aiutandomi a migliorare e a essere più consapevole del lavoro che si nasconde dietro a quest'arte, dall'altro iniziava a far vacillare le mie già esigue sicurezze...

Come dicevo in fondo al capitolo precedente, la cover scelta per il romanzo era già stata spoilerata su un catalogo, e non era di mio gusto. Anche in questo caso, non ci fu modo di far cambiare idea a chi di dovere: la modella restava la stessa, con quegli orrendi occhiali da sole del tutto fuori contesto.
La copertina di un libro, come il titolo, è forse il più importante biglietto da visita per un autore: rappresenta la sua storia, il messaggio che vuole comunicare. Deve calzare alla perfezione, proprio come un abito da sposa.
Mi sembrava davvero assurdo che chi faceva questo mestiere da una vita non si rendesse conto che una cover bruttina rendeva tutto meno interessante.
Forse speravano che il libro si vendesse per l'effetto traino del primo, che ancora stava funzionando bene...?
Probabilmente sì.
Nessun totem o espositore venne esposto nelle librerie, blanda pubblicità sui social, nessuna intervista radio: un inaspettato silenzio dietro a questa uscita, rispetto alle altre due.
Anche la copia cartacea, che nelle edizioni precedenti era stata curata nei minimi dettagli - con tanto di disegni nella cover interna - fu lasciata tristemente spoglia. (E per una pignola compulsiva come me, avere una serie di tre libri, di cui l'ultimo diverso, equivaleva a un prurito cerebrale 😣)

L'orticaria spiegata facile:
Ma Mi sposo a New York piacque molto, per fortuna. Forse chi mi seguiva mi aspettava e basta, fregandosene di strilloni, classifiche o eccessiva sponsorizzazione.
Quella consapevolezza era benzina, per me: chi mi leggeva, lo faceva perché voleva farlo.
Era tutto ciò di cui avevo bisogno.

Ora, però, mi si presentava davanti una nuova sfida, molto più difficile: scrivere un romanzo nuovo.
Perché sì, ne avevo già scritti tre, ma tutti finiti (o già abbozzati) prima che il mio percorso da autrice "ufficiale" iniziasse.
La serie di New York aveva funzionato nella sua interezza forse grazie al successo di Clover e Cade, ma adesso dovevo trovare un'altra idea vincente per stare al passo con le aspettative.
E qui iniziarono i problemi.
Avevo mille idee che mi frullavano in testa, e se fossi stata la vecchia Cassandra avrei iniziato a scriverle tutte, con entusiasmo, come facevo da ragazzina. La nuova me, invece, quella "professionale", doveva ponderare bene le idee e passarle al vaglio della casa editrice. Non potevo permettermi di scrivere qualcosa di inutile, né perdere tempo a sperimentare con la fantasia. La stesura di un romanzo fatto bene richiede tempo, e se in un anno ero riuscita a pubblicare tre romanzi e due novelle era soltanto perché avevo due terzi di materiale già pronto. Ma scrivere un romanzo nuovo di pacca ed essere pronta a pubblicare ogni 6 mesi? Impossibile... A meno di non fare solo quello nella vita, e non era il mio caso.

Non ero sicura di riuscire a mantenere quel ritmo.
E indovinate un po'? Non l'ho fatto!
Il vero motivo per cui frenai la mia corsa alla libreria, però, fu un altro: proposi l'idea per una trama che mi piaceva da morire... e per la prima volta mi sentii rispondere che non erano convinti potesse funzionare.
Inutile specificare che la cosa mi mandò nel pallone più totale.
Fu il momento esatto in cui la mia bolla sognante iniziò a sgonfiarsi e io iniziai a chiedermi se quel mestiere fosse davvero la strada giusta per me.
Nel capitolo successivo vi spiegherò meglio. 😉

Quanto è importante per voi l'eco del marketing per acquistare un libro? Leggete romanzi perché spinti e consigliati da tutti, o entrate in libreria (fisica o digitale che sia) e comprate ciò che vi colpisce in base alla trama, alla cover o al genere?
Io sono rimasta alla scuola pre-social: compro le mie autrici preferite a scatola chiusa, e per le novità mi lascio guidare dall'istinto. Se una cosa va di moda... la scarto a priori 😄

A presto, 
Cassie 💜

lunedì 1 settembre 2025

Capitolo 10 - "Il primo passo è sempre il più difficile... O forse no".

Una delle cose che sento ripetere più spesso è: "Una volta fatto il primo passo, il resto è tutto in discesa!".
Non lo so, amici. Se è davvero così, allora io sono montata al contrario 😅
Partiamo dal presupposto che, per me, il concetto di "discesa" inteso come semplicità è parecchio astratto: trovo difficile quasi ogni cosa.
Respirare? Soffrendo d'ansia, anche fare una cosa così naturale diventa complicato.
Dormire? Bello... Se solo non avessi incubi quasi ogni notte.
Mangiare? Questo mi riuscirebbe facilissimo, se non mi sentissi in colpa per ogni boccone che finisce nel mio stomaco.
Bere? Vi dirò... a volte devo concentrarmi per farlo, perché ho paura che l'acqua mi vada di traverso 😆
Qualcuno dirà: "scrivere per te è facile, ti viene istintivo!". Vero... Ma solo se e quando i pianeti sono allineati! 🙈
Insomma, sono un caso da studiare.

La copertina che avevo realizzato
quando credevo che anche il 
secondo volume sarebbe
uscito self.
Quando arrivò il momento dell'uscita del mio secondo romanzo, ero più spaventata della prima volta. Perché per "Tutta colpa di New York" avevo avuto una sorta di test prima dell'uscita in libreria, grazie al mese in cui ero stata self, ma per questo libro non avevo nessun feedback a tenermi tranquilla.
La storia di Eric e Zoe era già parzialmente scritta quando firmai con la casa editrice (avevo addirittura preparato la cover, insieme a quella dell'ultimo romanzo!), perciò non dovetti far altro che completarlo. E sì, allungarlo.
Come per il libro precedente, mi dissero che il testo era troppo corto, e così aggiunsi due capitoli: quelli iniziali, ambientati a Capodanno.
Il primo commento a questa nuova storia lo ebbi dalla nuova editor. Secondo lei, funzionava molto meglio della precedente: era meno "favoletta", più "reale".
La cosa buffa è che in qualche recensione hanno definito proprio "inverosimile" il lungo amore segreto di Eric per Zoe (durava 10 anni!)... Senza sapere che io stessa sono stata innamorata del mio migliore amico per lo stesso, identico lasso di tempo 🙈
Insomma: più verosimile di così! 😆

Il romanzo uscì il 5 giugno e inizialmente doveva intitolarsi "Indovina di chi mi sono innamorata?". Titolo che non mi entusiasmava, e che fu cambiato quasi subito in "Una notte d'amore a New York", per mantenere una coerenza narrativa con il libro precedente.
Ero in ansia, ma non soltanto perché Eric e Zoe dovevano scontrarsi con il successo di Clover e Cade. Il mio terrore più grande era ripassare attraverso la trafila della promozione, com'era accaduto in precedenza.
Spoiler: non successe.
La spiegazione che mi diedi all'epoca è che c'erano altri autori e autrici da seguire: il fenomeno del self-publishing era esploso, durante quell'anno, e le nuove leve erano molte. Le attenzioni, quindi, dovevano essere suddivise equamente (com'è giusto che sia).
A me andò più che bene. Nessuno mi chiese di organizzare presentazioni, non mi mandarono in giro per fare pubblicità. L'unica intervista radio che feci fu telefonicamente e non in diretta: comodamente seduta sul divano, in pigiama! Una pacchia.
I totem in libreria diminuirono rispetto al primo romanzo, ma gli espositori erano comunque pieni e si svuotarono in fretta.
Il tasto dolente di quell'uscita? Per me fu la cover.

Lo dico senza giri di parole: non mi piaceva. La trovavo poco evocativa, per nulla adatta alla storia. E poi, ero convinta che usare la stessa modella apparsa nella cover di "Tutta colpa di NY" avrebbe destabilizzato i lettori.
E in parte fu così: molti, più avanti, mi scrissero che credevano che quel secondo volume fosse il seguito della storia di Clover e Cade. (Anche se la trama parlava chiaro).
Ovviamente, provai a obiettare sulla scelta della copertina, ma mi venne detto che la trilogia doveva avere un filo conduttore, e le cover simili - nonché i titoli - facevano subito intuire che si trattava di una serie.
Non mi restò che accettare di buon grado.
Che altro potevo fare? Io non sapevo niente di marketing, dovevo fidarmi della loro esperienza.

Il romanzo andò bene, ma leggermente meno rispetto al primo.
Mi chiesero se per caso non lo avessi pubblicizzato di meno... 👉
Com'era possibile che fosse colpa mia? Per il libro precedente non mi ero certo pubblicizzata da sola, anzi. Essendo nuova nell'ambiente, non sapevo proprio come muovermi e avevo lasciato che fosse la casa editrice a spingere.
Ora, invece, avevo preso dimestichezza con i social, quindi ero molto più attiva a livello promozionale (nel mio piccolo). Non poteva dipendere da quello.
Cosa poteva essere, dunque? Meno spinta da parte dell'editore? Una copertina che non invogliava all'acquisto? Oppure a nessuno interessava quel nuovo libro?
Mi dissero che forse erano i personaggi a non convincere: Zoe era sexy e apparentemente sicura di sé, mentre Eric non era il classico uomo Alfa. Non andavano "di moda".
Quindi che avrei dovuto fare? Scrivere solo libri "copia e incolla" per avere successo?
Drizzai le antenne, ma non ebbi troppo tempo a disposizione per soffermarmi su quella nuova paranoia... Perché ne spuntò subito un'altra: le pseudo-autrici che copiavano il lavoro altrui.
Il romanzo era uscito da poco e una mia lettrice mi segnalò che su un sito dedicato alle fan-fiction qualcuno ne stava caricando le prime pagine, spacciandole per sue.
Non potete immaginare cosa provai.
Io sono MOLTO gelosa delle mie cose. Nei rapporti umani no, sono per il vivi e lascia vivere, ma per le cose che creo, per le mie idee... divento una iena!
Questa persona non si era limitata a scopiazzare la storia: l'aveva proprio copiata e incollata sul sito, cambiando solo i nomi dei protagonisti. Ricordo ancora i commenti sotto i capitoli: tanti complimenti, chi chiedeva a gran voce il seguito, e lei che si vantava, ringraziando tutti per le belle parole e assicurando che presto avrebbe caricato il resto... 😡

Che pelo sullo stomaco devi avere per fare una cosa del genere?
La segnalarono, lei venne bannata e tutto fu rimosso prima che la casa editrice potesse intervenire in modo più serio.
Pochi mesi dopo, mi regalarono il Kindle, e ricordo che scaricai degli ebook gratuiti per provarlo.
Ne lessi uno, di un'autrice self che non conoscevo. Arrivata alla fine, sbirciai i ringraziamenti: l'ultima parte era copiata pari pari dai miei, (lettere maiuscole e in stampatello comprese), ossia quelli che avevo inserito nel mio primo romanzo.
I ringraziamenti, ragazzi: ci rendiamo conto? Quelli dovrebbero essere personali, venirti dal cuore! Vuoi usare le parole di un'altra autrice perché pensi che rappresentino in pieno il tuo pensiero? CITALA, ma non te ne appropriare! 
Bah. No comment.

Insomma, più mi addentravo in questo mondo e più ne uscivo disillusa. Quello che avevo immaginato come un ambiente magico, nascondeva un sacco di insidie, in ogni angolo.
E non ero che all'inizio!

Comunque sia, smisi di concentrarmi su quei problemi e mi dedicai al mio lavoro.
Scrissi "Tutta colpa della Gelosia", la seconda novella digitale, che doveva fare da ponte tra "Una notte d'amore a NY" e il libro successivo, e poi mi misi sotto con il terzo capitolo della serie, che sarebbe uscito a novembre.
La cover di "Mi sposo a New York"? Era già stata spoilerata, perciò sapevo che anche quella non sarebbe stata in linea con i miei gusti...
Ma di questo ne parliamo la prossima volta 😇

E ora ditemi: siete tra coloro che hanno apprezzato la storia di Eric e Zoe, o non siete riusciti a empatizzare con il loro amore?
Vi piace la cover scelta per il romanzo? Siete team "filo conduttore" per i libri di una stessa serie, o credete che ogni storia debba avere la sua copertina?

A presto,
Cassie 💜