lunedì 6 ottobre 2025

INTERVISTA ESCLUSIVA: "Dieci domande a Cassandra!"

Chi ha letto l'inizio della mia storia, narrata in questo blog a capitoli, forse ricorderà le parole - quasi profetiche - del mio professore di Lettere del liceo.
Per chi arriva qui solo oggi, le ripeto: disse che, secondo lui, da grande avrei potuto diventare una scrittrice o una giornalista.
Alla fine ci ha azzeccato, e la mia identità di autrice la conoscete bene. Ma avete notato che nei miei romanzi spuntano spesso articoli di giornale? Forse una piccola parte di me si è agganciata anche a quella professione, almeno attraverso i personaggi che ho creato.

Colei che incarna di più questo mio lato nascosto, è sicuramente Heaven Taylor, la protagonista di "Ho voglia di innamorarmi": inizialmente "paparazza" per una scadente rivista di gossip, il suo sogno era scrivere di arte e spettacolo per la Star's Magazine. E alla fine ci è riuscita.
Chi ha letto "Sotto le stelle di Parigi" sa che ho usato proprio Heaven per intervistare Nina...
Così mi sono detta: "E se Heaven intervistasse anche me?"
Ed eccoci qui 😁

Precisazione: ho inserito la trama dettagliata del nuovo romanzo, i profili dei personaggi e di me come autrice su un'app di intelligenza artificiale, chiedendole di fingersi una giornalista e pormi delle domande in merito. Quindi non me le sono fatte da sola: ho scelto le più significative, le ho adattate al tono di Heaven e ho risposto come se fossero reali 😊
Buona lettura,
Cassie 💜



INTERVISTA A CASSANDRA ROCCA

AUTRICE DI "MOONLIGHT SONG"


1) Heaven: Cassandra, “Moonlight Song” sembra un romanzo che vibra di emozioni autentiche. Da dove nasce questa storia?

Cassie: Nasce da una domanda che mi tormentava da tempo: cosa succede quando il successo ti porta lontano da chi sei davvero? Ethan è il simbolo di quel conflitto.
Volevo raccontare di un amore, sì, ma anche una storia di identità, radici e scelte difficili.

2) Heaven: Zarah è un personaggio forte, ma anche vulnerabile. Cosa puoi dirci di lei?

Cassie: Zarah è la ragazza che non vuole essere salvata, ma che sa salvare. È intelligente, altruista, e ha una bussola morale che non si piega. Anche se Ethan sembra il vero protagonista, è lei il cuore pulsante della storia: non solo una musa, ma il motore di ogni evento.

3) Heaven: Il mondo dello spettacolo viene mostrato come crudele e manipolatorio. È una critica?

Cassie: È una riflessione. Non tutti i successi sono sporchi, ma spesso dietro le luci ci sono anche tante ombre. Ethan non è solo una rockstar: è un ragazzo che ha perso il controllo della sua narrazione. E questo succede a molti, anche fuori dal palco.

4) Heaven: Quanto c’è di te in questa storia?

Cassie: Più di quanto vorrei ammettere. Non ho mai avuto un successo planetario, ma ho conosciuto il senso di smarrimento, i blocchi emotivi, il bisogno di riscatto e la paura di non essere abbastanza. E ho capito, grazie a Ethan, che restare fedeli a se stessi vale più di qualsiasi riconoscimento esterno.

5) Heaven: Cosa ti ha spinto a raccontarla proprio adesso, in questo momento della tua vita?

Cassie: Credo che ogni storia si sveli nella sua totalità quando siamo davvero pronti ad ascoltare il messaggio che porta con sé. Inizialmente non avevo idea di dove mi avrebbe condotta, ma forse certe consapevolezze erano già dentro di me. Dovevo solo "vederle"... e accettarle.

6) Heaven: Se potessi dire una sola cosa a Ethan e Zarah, cosa gli diresti?

Cassie: A Ethan direi: “Hai fatto bene a ripartire da zero”. Perché ricominciare non è sinonimo di debolezza, ma di coraggio.
E a Zarah direi: “Metti te stessa al primo posto, sempre”. Perché rendere felici gli altri è nobile e bellissimo, ma far felici noi stessi lo è ancora di più.

7) Heaven:
Mancano circa due settimane all'uscita e immagino tu sia emozionata. Ma quali sono state le sensazioni più presenti nelle tue giornate, in questi ultimi mesi?

Cassie: Ansia, panico, disperazione, voglia di mollare tutto... alternati a euforia, soddisfazione, commozione e voglia di condividere questa nuova storia con i lettori. Insomma, avevo testa e cuore in un frullatore!
Il periodo che intercorre tra la fine della stesura e il "visto si stampi" è sempre caotico. Ma questa volta, tornando al self-publishing, è stato a dir poco delirante. Avevo già provato l'esperienza, anni fa, ma all'epoca ero ingenua e non sapevo in cosa mi stavo imbarcando. Questa volta ho ragionato in modo professionale, stabilito i tempi con calma per non fare tutto di corsa... ma avrò comunque bisogno di una vacanza per riprendermi😅

8) Heaven: Visto che hai provato entrambe le strade, quali sono i pregi e i difetti dell'essere autrice self? E in cosa è meglio l'editoria tradizionale?

Cassie: Pregi dell'essere self? Avere il pieno controllo sul romanzo.
Difetti? Avere il pieno controllo sul romanzo! 😅
Scegliere tutto (titolo, copertina, data di uscita, prezzo...) ti da un senso di libertà non indifferente, perché non dovrai mai sottostare a decisioni che non ti rispecchiano.
Ma come in ogni cosa, c'è il rovescio della medaglia: pensare a tutto da soli può diventare stressante, soprattutto per chi è un insicuro cronico come me. Ci si può avvalere di validi collaboratori, certo, ma l'ultima parola grava sull'autore... così come le spese. Queste, però, potrebbero rientrare facilmente, visto che il guadagno in self è nettamente più alto rispetto a quello che ottieni con un editore.
L'editoria tradizionale, invece, ha il pregio di fare metà del lavoro - quello più noioso - al posto tuo, e naturalmente ti garantisce la libreria... Ma ogni scelta è in mano loro, e l'autore non può far altro che adattarsi. Anche quando non è d'accordo.

9) Heaven: Cosa speri che il lettore porti con sé, dopo aver chiuso questo nuovo libro?

CassieSpero che si chieda: “Sto vivendo la mia verità?” e faccia di tutto per andare in quella direzione, senza farsi trascinare dalla massa e distrarre dal luccichio dell'approvazione facile. In un mondo che corre, trovo sia fondamentale rallentare e vedere cosa succede quando ci si ferma a sentire davvero ciò che si ha dentro.

10) Heaven: Progetti futuri?

Cassie: Ne ho più di uno, ma non so quando usciranno. Un paio sono già parzialmente avviati, ma ho dovuto accantonarli per dedicarmi all'uscita di Moonlight Song, mentre un terzo è scalettato da mesi (ho già scelto il titolo!). Il problema è che sono ancora immersa nella storia di Ethan e Zarah: non riesco a disconnettermi in fretta, dai miei romanzi. Forse è il motivo principale per cui non sono molto prolifica come autrice. Per me non sono solo personaggi da lanciare nell'etere, per poi concentrarmi su altri due, magari creati a tavolino. Ho bisogno di tempo per assaporare ciò che ognuno di loro mi ha insegnato e aprirmi per la lezione successiva.
Heaven Taylor
Star's Magazine

martedì 23 settembre 2025

Speciale - "TITOLO e DATA D'USCITA del mio nuovo romanzo!"

Chi mi segue sa già che avevo annunciato una pausa dal blog (che riprenderà il prima possibile, con il seguito delle mie avventure nel mondo editoriale!), perché volevo dedicarmi a qualcosa di più urgente: l'imminente uscita del mio nuovo romanzo.
Torno su questi schermi, quindi, con un articolo speciale interamente dedicato a questa storia, che sento particolarmente cara.

Iniziamo svelando quello che, dopo il sondaggio fatto su Instagram, ho notato essere ciò che più vi premeva sapere.
La data di uscita sarà il...

22 OTTOBRE

Manca un mese all'ora X, dunque... E sono davvero tanto, tanto emozionata! Per più motivi, che ora vi spiegherò (cercando di non fare spoiler).

Qualcosina l'ho già svelata sui social, come i Tropes principali. Li riassumo brevemente:
- Second Chance
- Small Town
- Rockstar Romance.
Si tratta di una storia ambientata nel pieno dell'autunno, in un contesto che adoro: piccola città, natura, ritmi lenti. Un cozy romance, insomma. I miei preferiti in assoluto.
Ma l'idea di partenza non era esattamente così... 😅

Il protagonista maschile è apparso nella mia testa durante la pandemia, quindi parecchio tempo fa.
Una rockstar: l'unico dettaglio di lui che non è cambiato.
La location in cui si muoveva? Totalmente diversa da quella attuale: avevo incasellato la storia in una grande metropoli, ossia San Francisco. Adoro quella città e sto davvero aspettando che qualcuno si palesi nella mia mente per poter andare lì con la fantasia. Ci giro intorno da anni, ho buttato giù mille trame che potrebbero adattarsi, ma tant'è... Come vi ho già detto, non sono io a comandare: fanno tutto i miei "amici immaginari" 🙈
La protagonista femminile? Era diversa sotto ogni punto di vista: non faceva per lui. Quella nuova, invece, è perfetta, proprio ciò di cui ha bisogno.
E in ultimo: non era un second chance.
Solo un altro dettaglio non è cambiato, ed è la scena iniziale. Nella prima bozza, quell'evento non era particolarmente significativo. In questa versione, invece, diventerà il fulcro della storia.
Non posso dire di più finché la trama non sarà svelata, ma spero di avervi incuriositi abbastanza 😏

Perché non l'ho scritto prima, se l'idea di base è nata nel 2020? Per due motivi:
1) Il lockdown è stato un periodo davvero tosto, lo sappiamo tutti. E io, soffrendo d'ansia, ero parecchio nervosa. Ho provato a immergermi nella scrittura, per rilassarmi, ma non era facile descrivere scenari idilliaci quando fuori era tutto così angosciante.
2) Avevo scritto a malapena tre capitoli, e con estrema fatica, quando lessi sui social che una mia collega doveva uscire con un nuovo romanzo, nel quale il suo protagonista faceva lo stesso mestiere del mio.
PANICO.
Lo so, è praticamente impossibile scrivere qualcosa di originale, nel romance. Ogni scenario è già stato usato, sviscerato in mille modi diversi. La cosa più importante è che la voce di ogni scrittore sia autentica, personale. Questo differenzia storie che restano, per forza di cose, piuttosto simili.
Ma io mi faccio sempre un sacco di seghe mentali: vi basti sapere che ogni volta che scrivo un libro, inserisco riassunti dettagliati della trama su un motore di ricerca per essere sicura che non esista in circolazione qualcosa di davvero troppo simile.
PARANOIA è il mio secondo nome.
In ogni caso, quella piccola similitudine bastò a frenarmi ulteriormente dal proseguire la stesura, che venne quindi accantonata per anni.

Il protagonista maschile, però, non è il tipo che si fa mettere i piedi in testa facilmente: è caparbio, sa quello che vuole ed è disposto a tutto per ottenerlo.
Non mi ha lasciata in pace finché non mi sono fermata ad ascoltarlo.

La Rockstar (così lo chiameremo, finché non vi avrò svelato altri dettagli su di lui) rappresenta ciò che da ragazzina faceva battere il mio cuore. Non a caso, i primi romanzetti romantici che ho scritto - al liceo - avevano come protagonista LUI: il cantante famoso.
I miei idoli adolescenziali erano tutti cantanti: ero pazza di Fiorello a 12 anni, poi ho avuto una fase di amore profondo per Massimo Di Cataldo, un'infatuazione per Nek, il batticuore per JC Chasez degli N'Sync, fino ad arrivare a un vero e proprio subbuglio emotivo per Chad Kroeger dei Nickelback (mammamia quella voce... lui lo adoro ancora oggi! 😍)
Ma, a onor del vero, la predilezione per i cantanti nasce da ben prima del liceo... perché il mio primissimo amore infantile è stato lui: Mirko dei Beehive.
(So ancora tutte le canzoni a memoria? Sì 😎)

Insomma, dar voce a quell'ideale romantico è stato come tornare a casa. E da lì, tutto si è incastrato per farmi tornare alle origini sotto ogni punto di vista.

Ho iniziato a ripensare a questa storia a inizio maggio del 2024, dopo un periodo particolarmente grigio a livello lavorativo. Mi sentivo artisticamente spenta, e avevo bisogno di ritrovare me stessa, la mia passione, la voglia di immergermi nel mio mondo fantastico alle mie condizioni, senza lasciarmi frenare da giudizi esterni e aspettative.
E la Rockstar è tornata alla carica.
"Sono l'uomo che fa per te", mi sussurrava. "Attraverso la mia storia, riscriverai la tua".
Beh, in un certo senso è stato davvero così.

Ho digitato ogni sillaba di questo romanzo con lo stesso entusiasmo e la stessa urgenza con cui ho scritto Tutta colpa di New York.
Non riuscivo a smettere, era come se fossi stata imbavagliata per troppo tempo e finalmente il bavaglio fosse caduto. Non volevo neanche finire di scriverlo!
Ma l'ho fatto, a fine ottobre: sei mesi di notti in bianco che rivivrei da capo, anche solo per le belle sensazioni che mi ha dato tornare a scrivere con quello spirito.
Da lì, però, ho iniziato a essere nervosa all'idea di inviare il testo alla casa editrice.
Forse, inconsciamente, sapevo già che qualcosa era cambiato dentro di me.
Per motivi contrattuali, tuttavia, ho dovuto farlo... ed è iniziata una lunga attesa.

Durante quei quattro mesi ho capito davvero quanto io e la Rockstar fossimo simili.

Morale della favola: scaduti i tempi legali per la valutazione dell'inedito, il romanzo è tornato in mano mia, libero da ogni obbligo.
Cosa ho provato? Paura e sollievo.
Paura, perché credenza popolare vuole che senza un marchio su una copertina uno scrittore non vale niente.
Sollievo, perché ero di nuovo padrona del mio universo... anche se questo significava fare il doppio del lavoro.

Ho deciso di far uscire il romanzo in self-publishing perché non avevo nessuna voglia di aspettare ulteriori mesi per proporlo ad altri editori.
E poi, se volevo davvero tornare alle origini, dovevo farlo fino in fondo.
Dopotutto, è così che ho iniziato. La mia storia si stava ripetendo, tornando al punto di partenza.

Bene, dopo essermi dilungata a sufficienza - come al solito -, posso svelarvi il titolo:


Breve, conciso, perfettamente a tema.
In inglese, per la prima volta. Non per moda o per marketing, mi sembrava solo il più azzeccato... Magari leggendolo capirete perché 😉

E la cover? Oh, non potete immaginare quanto è bella, calzante e romantica!
Finalmente avrò una copertina fatta su misura per me, pensata e resa perfetta per la storia. Solo mia 💖
Ma per vederla, dovrete aspettare ancora un pochino 😇

Insomma, che ve ne pare? Vi piace il titolo? Siete curiosi di leggerlo?
Per voi è un problema che non sia pubblicato da un editore tradizionale, o non fa differenza?
Non preoccupatevi, comunque, perché ci sarà sia la versione digitale che quella cartacea. Cambierà solo la modalità di acquisto: non più in libreria ma su Amazon.

Spero davvero che la storia di E e Z vi faccia emozionare tanto quanto ha emozionato me scriverla.
E state in campana - sui social - per nuovi spoiler e anticipazioni!
La prossima settimana presenterò i personaggi principali e il luogo in cui si svolge la storia 😊

Un abbraccio,
Cassie 💜
 

lunedì 8 settembre 2025

Capitolo 11 - "SHOW, DON'T TELL: un concetto da applicare nella vita".

"Scrivo per passione, il resto è in più".
Questa frase è stata la mia bio sui social per molto tempo.
Perché, effettivamente, così la vivevo: avevo sempre scritto solo per passione.
Ho sognato per metà della mia vita di diventare una vera scrittrice, ma forse non mi era ben chiaro cosa significasse.
Ora, però, iniziavo a capirlo... Il che mi faceva venire una valanga di dubbi.

La cover che avevo ideato per il
romanzo, quando ero self.
Ma andiamo con ordine.
Giugno era appena passato e Una notte d'amore a New York era ormai nelle mani dei lettori. Non ebbi molto tempo a disposizione per concentrarmi su quel titolo - forse uno dei motivi per cui l'interesse del pubblico risultò più leggero rispetto a Tutta colpa di New York: non avevo avuto modo di cucire, attorno a Eric e Zoe, un'atmosfera altrettanto coinvolgente.
Del resto, come avrei potuto? Avevo avuto sei mesi di tempo tra le due uscite, con nel mezzo la promozione, le interviste, la stesura di una novella e di un racconto, finire il terzo libro, fare l'editing al secondo...
Poi, quel secondo libro era stato pubblicato e da lì avrei avuto solo altri cinque mesi di tempo per:
- finire di sistemare la storia di Liberty (in uscita a novembre);
- mandarla all'editor (che avrebbe dovuto avere il tempo di leggerla e valutare se c'erano grossi interventi da fare);
- ideare e scrivere la novella ponte (fissata per settembre);
- iniziare un nuovo editing;
- non lasciare indietro i social...
E, nel mentre, lavorare, dormire, magari vivere... 😅 
Una vocina nella testa mi diceva che andava tutto troppo veloce. Non avevo neanche il tempo di assaporare ciò che stavo realizzando.
E io ODIO fare le cose di corsa.
Tuttavia, ormai ero in ballo e dovevo ballare.

A differenza dei primi due romanzi, mi dissero che questo andava tagliato, soprattutto nella parte iniziale.
Panico: ero ancora nella fase in cui ogni parola per me era importante. Come potevo tagliare intere parti di una storia che avevo sudato sangue per scrivere?
Fu allora che compresi davvero il concetto di "show, don't tell": non si trattava di eliminare, ma di trasformare in qualcosa di visivo concetti che io tendevo a raccontare, facendo degli spiegoni infiniti.
In pratica: "Fatti, non parole".
Una volta capito il meccanismo, la storia iniziò a prendere un ritmo decisamente diverso, più fluido. Imparare cose tecniche mi rendeva un'autrice migliore e io ho sempre desiderato spingermi oltre i miei limiti. Leggendo i miei vecchi scritti e confrontandoli con gli ultimi, riuscivo a notare la differenza e questo significava che stavo crescendo. La cosa mi riempiva di soddisfazione.
Ma se da un lato quell'esperienza mi stava formando, aiutandomi a migliorare e a essere più consapevole del lavoro che si nasconde dietro a quest'arte, dall'altro iniziava a far vacillare le mie già esigue sicurezze...

Come dicevo in fondo al capitolo precedente, la cover scelta per il romanzo era già stata spoilerata su un catalogo, e non era di mio gusto. Anche in questo caso, non ci fu modo di far cambiare idea a chi di dovere: la modella restava la stessa, con quegli orrendi occhiali da sole del tutto fuori contesto.
La copertina di un libro, come il titolo, è forse il più importante biglietto da visita per un autore: rappresenta la sua storia, il messaggio che vuole comunicare. Deve calzare alla perfezione, proprio come un abito da sposa.
Mi sembrava davvero assurdo che chi faceva questo mestiere da una vita non si rendesse conto che una cover bruttina rendeva tutto meno interessante.
Forse speravano che il libro si vendesse per l'effetto traino del primo, che ancora stava funzionando bene...?
Probabilmente sì.
Nessun totem o espositore venne esposto nelle librerie, blanda pubblicità sui social, nessuna intervista radio: un inaspettato silenzio dietro a questa uscita, rispetto alle altre due.
Anche la copia cartacea, che nelle edizioni precedenti era stata curata nei minimi dettagli - con tanto di disegni nella cover interna - fu lasciata tristemente spoglia. (E per una pignola compulsiva come me, avere una serie di tre libri, di cui l'ultimo diverso, equivaleva a un prurito cerebrale 😣)

L'orticaria spiegata facile:
Ma Mi sposo a New York piacque molto, per fortuna. Forse chi mi seguiva mi aspettava e basta, fregandosene di strilloni, classifiche o eccessiva sponsorizzazione.
Quella consapevolezza era benzina, per me: chi mi leggeva, lo faceva perché voleva farlo.
Era tutto ciò di cui avevo bisogno.

Ora, però, mi si presentava davanti una nuova sfida, molto più difficile: scrivere un romanzo nuovo.
Perché sì, ne avevo già scritti tre, ma tutti finiti (o già abbozzati) prima che il mio percorso da autrice "ufficiale" iniziasse.
La serie di New York aveva funzionato nella sua interezza forse grazie al successo di Clover e Cade, ma adesso dovevo trovare un'altra idea vincente per stare al passo con le aspettative.
E qui iniziarono i problemi.
Avevo mille idee che mi frullavano in testa, e se fossi stata la vecchia Cassandra avrei iniziato a scriverle tutte, con entusiasmo, come facevo da ragazzina. La nuova me, invece, quella "professionale", doveva ponderare bene le idee e passarle al vaglio della casa editrice. Non potevo permettermi di scrivere qualcosa di inutile, né perdere tempo a sperimentare con la fantasia. La stesura di un romanzo fatto bene richiede tempo, e se in un anno ero riuscita a pubblicare tre romanzi e due novelle era soltanto perché avevo due terzi di materiale già pronto. Ma scrivere un romanzo nuovo di pacca ed essere pronta a pubblicare ogni 6 mesi? Impossibile... A meno di non fare solo quello nella vita, e non era il mio caso.

Non ero sicura di riuscire a mantenere quel ritmo.
E indovinate un po'? Non l'ho fatto!
Il vero motivo per cui frenai la mia corsa alla libreria, però, fu un altro: proposi l'idea per una trama che mi piaceva da morire... e per la prima volta mi sentii rispondere che non erano convinti potesse funzionare.
Inutile specificare che la cosa mi mandò nel pallone più totale.
Fu il momento esatto in cui la mia bolla sognante iniziò a sgonfiarsi e io iniziai a chiedermi se quel mestiere fosse davvero la strada giusta per me.
Nel capitolo successivo vi spiegherò meglio. 😉

Quanto è importante per voi l'eco del marketing per acquistare un libro? Leggete romanzi perché spinti e consigliati da tutti, o entrate in libreria (fisica o digitale che sia) e comprate ciò che vi colpisce in base alla trama, alla cover o al genere?
Io sono rimasta alla scuola pre-social: compro le mie autrici preferite a scatola chiusa, e per le novità mi lascio guidare dall'istinto. Se una cosa va di moda... la scarto a priori 😄

A presto, 
Cassie 💜

lunedì 1 settembre 2025

Capitolo 10 - "Il primo passo è sempre il più difficile... O forse no".

Una delle cose che sento ripetere più spesso è: "Una volta fatto il primo passo, il resto è tutto in discesa!".
Non lo so, amici. Se è davvero così, allora io sono montata al contrario 😅
Partiamo dal presupposto che, per me, il concetto di "discesa" inteso come semplicità è parecchio astratto: trovo difficile quasi ogni cosa.
Respirare? Soffrendo d'ansia, anche fare una cosa così naturale diventa complicato.
Dormire? Bello... Se solo non avessi incubi quasi ogni notte.
Mangiare? Questo mi riuscirebbe facilissimo, se non mi sentissi in colpa per ogni boccone che finisce nel mio stomaco.
Bere? Vi dirò... a volte devo concentrarmi per farlo, perché ho paura che l'acqua mi vada di traverso 😆
Qualcuno dirà: "scrivere per te è facile, ti viene istintivo!". Vero... Ma solo se e quando i pianeti sono allineati! 🙈
Insomma, sono un caso da studiare.

La copertina che avevo realizzato
quando credevo che anche il 
secondo volume sarebbe
uscito self.
Quando arrivò il momento dell'uscita del mio secondo romanzo, ero più spaventata della prima volta. Perché per "Tutta colpa di New York" avevo avuto una sorta di test prima dell'uscita in libreria, grazie al mese in cui ero stata self, ma per questo libro non avevo nessun feedback a tenermi tranquilla.
La storia di Eric e Zoe era già parzialmente scritta quando firmai con la casa editrice (avevo addirittura preparato la cover, insieme a quella dell'ultimo romanzo!), perciò non dovetti far altro che completarlo. E sì, allungarlo.
Come per il libro precedente, mi dissero che il testo era troppo corto, e così aggiunsi due capitoli: quelli iniziali, ambientati a Capodanno.
Il primo commento a questa nuova storia lo ebbi dalla nuova editor. Secondo lei, funzionava molto meglio della precedente: era meno "favoletta", più "reale".
La cosa buffa è che in qualche recensione hanno definito proprio "inverosimile" il lungo amore segreto di Eric per Zoe (durava 10 anni!)... Senza sapere che io stessa sono stata innamorata del mio migliore amico per lo stesso, identico lasso di tempo 🙈
Insomma: più verosimile di così! 😆

Il romanzo uscì il 5 giugno e inizialmente doveva intitolarsi "Indovina di chi mi sono innamorata?". Titolo che non mi entusiasmava, e che fu cambiato quasi subito in "Una notte d'amore a New York", per mantenere una coerenza narrativa con il libro precedente.
Ero in ansia, ma non soltanto perché Eric e Zoe dovevano scontrarsi con il successo di Clover e Cade. Il mio terrore più grande era ripassare attraverso la trafila della promozione, com'era accaduto in precedenza.
Spoiler: non successe.
La spiegazione che mi diedi all'epoca è che c'erano altri autori e autrici da seguire: il fenomeno del self-publishing era esploso, durante quell'anno, e le nuove leve erano molte. Le attenzioni, quindi, dovevano essere suddivise equamente (com'è giusto che sia).
A me andò più che bene. Nessuno mi chiese di organizzare presentazioni, non mi mandarono in giro per fare pubblicità. L'unica intervista radio che feci fu telefonicamente e non in diretta: comodamente seduta sul divano, in pigiama! Una pacchia.
I totem in libreria diminuirono rispetto al primo romanzo, ma gli espositori erano comunque pieni e si svuotarono in fretta.
Il tasto dolente di quell'uscita? Per me fu la cover.

Lo dico senza giri di parole: non mi piaceva. La trovavo poco evocativa, per nulla adatta alla storia. E poi, ero convinta che usare la stessa modella apparsa nella cover di "Tutta colpa di NY" avrebbe destabilizzato i lettori.
E in parte fu così: molti, più avanti, mi scrissero che credevano che quel secondo volume fosse il seguito della storia di Clover e Cade. (Anche se la trama parlava chiaro).
Ovviamente, provai a obiettare sulla scelta della copertina, ma mi venne detto che la trilogia doveva avere un filo conduttore, e le cover simili - nonché i titoli - facevano subito intuire che si trattava di una serie.
Non mi restò che accettare di buon grado.
Che altro potevo fare? Io non sapevo niente di marketing, dovevo fidarmi della loro esperienza.

Il romanzo andò bene, ma leggermente meno rispetto al primo.
Mi chiesero se per caso non lo avessi pubblicizzato di meno... 👉
Com'era possibile che fosse colpa mia? Per il libro precedente non mi ero certo pubblicizzata da sola, anzi. Essendo nuova nell'ambiente, non sapevo proprio come muovermi e avevo lasciato che fosse la casa editrice a spingere.
Ora, invece, avevo preso dimestichezza con i social, quindi ero molto più attiva a livello promozionale (nel mio piccolo). Non poteva dipendere da quello.
Cosa poteva essere, dunque? Meno spinta da parte dell'editore? Una copertina che non invogliava all'acquisto? Oppure a nessuno interessava quel nuovo libro?
Mi dissero che forse erano i personaggi a non convincere: Zoe era sexy e apparentemente sicura di sé, mentre Eric non era il classico uomo Alfa. Non andavano "di moda".
Quindi che avrei dovuto fare? Scrivere solo libri "copia e incolla" per avere successo?
Drizzai le antenne, ma non ebbi troppo tempo a disposizione per soffermarmi su quella nuova paranoia... Perché ne spuntò subito un'altra: le pseudo-autrici che copiavano il lavoro altrui.
Il romanzo era uscito da poco e una mia lettrice mi segnalò che su un sito dedicato alle fan-fiction qualcuno ne stava caricando le prime pagine, spacciandole per sue.
Non potete immaginare cosa provai.
Io sono MOLTO gelosa delle mie cose. Nei rapporti umani no, sono per il vivi e lascia vivere, ma per le cose che creo, per le mie idee... divento una iena!
Questa persona non si era limitata a scopiazzare la storia: l'aveva proprio copiata e incollata sul sito, cambiando solo i nomi dei protagonisti. Ricordo ancora i commenti sotto i capitoli: tanti complimenti, chi chiedeva a gran voce il seguito, e lei che si vantava, ringraziando tutti per le belle parole e assicurando che presto avrebbe caricato il resto... 😡

Che pelo sullo stomaco devi avere per fare una cosa del genere?
La segnalarono, lei venne bannata e tutto fu rimosso prima che la casa editrice potesse intervenire in modo più serio.
Pochi mesi dopo, mi regalarono il Kindle, e ricordo che scaricai degli ebook gratuiti per provarlo.
Ne lessi uno, di un'autrice self che non conoscevo. Arrivata alla fine, sbirciai i ringraziamenti: l'ultima parte era copiata pari pari dai miei, (lettere maiuscole e in stampatello comprese), ossia quelli che avevo inserito nel mio primo romanzo.
I ringraziamenti, ragazzi: ci rendiamo conto? Quelli dovrebbero essere personali, venirti dal cuore! Vuoi usare le parole di un'altra autrice perché pensi che rappresentino in pieno il tuo pensiero? CITALA, ma non te ne appropriare! 
Bah. No comment.

Insomma, più mi addentravo in questo mondo e più ne uscivo disillusa. Quello che avevo immaginato come un ambiente magico, nascondeva un sacco di insidie, in ogni angolo.
E non ero che all'inizio!

Comunque sia, smisi di concentrarmi su quei problemi e mi dedicai al mio lavoro.
Scrissi "Tutta colpa della Gelosia", la seconda novella digitale, che doveva fare da ponte tra "Una notte d'amore a NY" e il libro successivo, e poi mi misi sotto con il terzo capitolo della serie, che sarebbe uscito a novembre.
La cover di "Mi sposo a New York"? Era già stata spoilerata, perciò sapevo che anche quella non sarebbe stata in linea con i miei gusti...
Ma di questo ne parliamo la prossima volta 😇

E ora ditemi: siete tra coloro che hanno apprezzato la storia di Eric e Zoe, o non siete riusciti a empatizzare con il loro amore?
Vi piace la cover scelta per il romanzo? Siete team "filo conduttore" per i libri di una stessa serie, o credete che ogni storia debba avere la sua copertina?

A presto,
Cassie 💜

martedì 1 luglio 2025

Clover e Cade - "A chi continua a credere, nonostante tutto".

All'inizio di questo percorso vi avevo promesso approfondimenti sui libri e i rispettivi personaggi. Perciò, prima di ricominciare il viaggio e raccontarvi della mia seconda pubblicazione, eccomi qui a fare un'altra doverosa fermata.
Siamo arrivati al punto della storia in cui "Tutta colpa di New York" è uscito in libreria, quindi è giunto il momento di parlarvi meglio di loro: Clover e Cade.

Facendo questo percorso a ritroso nel tempo, mi sono resa conto che ogni romanzo che ho scritto ha una profonda connessione con il mio vissuto: alcuni rispecchiano il periodo che vivevo durante la stesura, altri sembrano narrati da una Cassandra del passato. Negli ultimi ho addirittura anticipato gli eventi... 😅
Non scelgo deliberatamente di inserire parti di me nelle storie - alcuni scrittori affermano di non farlo mai, ad esempio; altri si ispirano proprio alla loro vita. Nel mio caso, si tratta più di una conseguenza inevitabile: la scrittura è il mio modo per alleggerire i pesi della vita, e così le mie emozioni finiscono tra le pagine quasi senza che io me ne accorga.

C'è tantissimo del mio vissuto nei libri che scrivo... tranne per quel che riguarda le storie d'amore romantiche, gli uomini perfetti, i lavori pazzeschi e ben pagati, e i viaggi meravigliosi 😅 Di queste cose non ne ho vista neanche l'ombra, in 43 anni!
E visto che siamo in tema: non sono mai stata a New York. (Né a Los Angeles, tanto meno ai Caraibi, se è per questo). Qualcuno, però, ha pensato che io ci avessi vissuto sul serio... con buona pace di chi era convinto fosse necessario ambientare le storie solo in luoghi conosciuti!😝

Ma torniamo a cosa c'è di me dentro questo primo romanzo, e partiamo da Clover.
Lei è una persona positiva, che non si lascia abbattere dalle difficoltà della vita, ma che allo stesso tempo non sente la necessità di sgomitare per ottenere un risultato, perché sicura che questo arriverà comunque, prima o dopo.
Anche se la sua famiglia non la stima - per come si veste, si comporta e per ciò che banalmente è - lei non cambia. Non si snatura per paura di non piacere agli altri: va fiera delle sue qualità, e anche delle sue stranezze.
Beh, sono stata così, in passato. Forse lo sono ancora, anche se non so dove si siano nascosti quell'ottimismo e quella sicurezza. Temo siano bloccati nel marasma di seghe mentali che mi avvolgono il cervello, ma spero di liberarli al più presto! 😅

Un'altra caratteristica di Clover che riflette la mia personalità, è l'onestà - quella totale, senza filtri.
Chi mi conosce confermerà: sono un vero caterpillar. Dico ciò che mi passa per la testa senza pensare troppo alle conseguenze. Fingere? Non ci riesco, mi si legge in faccia.
Da adolescente, quando ero costretta a raccontare una bugia, dovevo pianificare tutto nei minimi dettagli. (E vi assicuro che, con il padre che avevo, perfino per le cose più stupide era necessario, se volevo vivere serena). Preparavo, ogni volta, un vero e proprio piano di battaglia, resistente a qualunque tipo di imprevisto o subdola prova. Il problema era ricordarsi tutti i dettagli 🙈
No, mentire non fa per me: è troppo faticoso, io sono notoriamente pigra e ho una memoria terribile. Essere onesti è molto più facile.

Ma Clover non ha solo belle qualità, sia chiaro. Ha anche molte fragilità, tra cui spiccano:
  • la paura della solitudine - che paradossalmente la rende ancora più selettiva nella scelta delle persone da avere accanto, portandola a mostrarsi estremamente diffidente verso gli altri.
  • il timore di non essere capita e accettata - che la spinge spesso a essere sopra le righe, quasi volesse mettere alla prova la sopportazione altrui. Solo chi non fugge davanti ai suoi difetti ha l'opportunità di conoscere il lato più bello di lei... Ed ecco spiegato il perché ha pochissimi amici 😂
In poche parole, Clover indossa una maschera, e solo chi ha voglia di andare oltre riesce a guardarvi dietro. Per tutti gli altri, lei resta solo un'arrogante, brusca, eccentrica e indisponente ragazzina... Soprattutto agli occhi della sua famiglia, sua madre in primis.
Inutile specificare che Nadia O'Brian non è altro che il mix edulcorato della parte tossica della Rocca's Family 😖
Ma gli "O'Brian" non sono stati gli unici a non capire Clover. Anche alcuni lettori l'hanno etichettata come insopportabile e odiosa.
Non vi dico il dolore che ho provato, all'inizio, nel leggere certe recensioni: era come se mi stessero insultando personalmente 🙈
D'altro canto, ho conosciuto anche tantissime persone che invece l'hanno amata e compresa, e attraverso quel personaggio "fittizio" sono riuscita a sentirmi amata e compresa di riflesso, forse per la prima volta nella mia vita.

E ora parliamo di Cade.
Lui rappresenta l'equilibrio, la calma, la comprensione e la protezione. Sono qualità che qualcuno riconosce in me, ma che raramente rivolgo a me stessa, e per molti anni ho creduto di averle proprio smarrite.
Quando ho sognato Cade, però, ho avuto la certezza di possederle ancora, e ho capito che era giunto il momento di usarle per aiutarmi.
Aiutati che il ciel ti aiuta, non si dice così?
Ciò che mi serviva in quel periodo era la capacità di essere comprensiva, protettiva e paziente con me stessa, e il mio subconscio ha semplicemente fatto riemergere quel lato del mio carattere... con le sembianze di un bellissimo ragazzo dagli occhi blu 😍
Cade è stato un segnale, un appiglio per ripartire. Una fata madrina con una penna al posto della bacchetta.
E mentre lui, sulla carta, salvava Clover, la scrittura salvava me. Ancora una volta.

A distanza di tredici anni, posso dirvi che il "Cade" che è in me a volte sparisce per lunghi periodi - anche piuttosto frequenti, ahimè - , ma a non sparire è la consapevolezza che lui c'è. E so che tornerà, quando avrò davvero bisogno di lui.

E concludiamo con la dedica.
Ogni libro che scrivo inizia con una frase speciale: rappresenta il messaggio nascosto tra le pagine, ma è anche un promemoria per me stessa, nonché un augurio per chiunque si ritrovi a leggere le mie parole.
Tutta colpa di New York è dedicato "A chi continua a credere, nonostante tutto", perché scrivere quel romanzo ha rappresentato esattamente questo: malgrado lo scetticismo altrui, gli ostacoli, i blocchi mentali e la paura di non farcela, ho continuato a credere che, prima o poi, avrei realizzato il mio sogno. E alla fine ce l'ho fatta.
Ma è stato solo l'inizio di un percorso fatto di tanti altri promemoria... E continuando a raccontarvi la mia storia, spero possiate cogliere anche voi tutti gli insegnamenti che in questi anni ho fatto miei e che ancora mi aiutano nei momenti di sconforto.

A presto, 
Cassie 💜

lunedì 23 giugno 2025

Bonus Track - "Un amore da romanzo".

Non pensavo di dover scrivere un capitolo extra per un libro che non ho mai pubblicato, ma mi sto rendendo conto - narrandovi la mia storia - che quel romanzo è stato parte fondamentale della mia crescita, come autrice e come persona. Vi dirò di più: forse è stato l'inconsapevole capostipite di tutti i miei romanzi successivi.
Qualcuno mi ha chiesto come mai io non abbia mai pensato, una volta approdata in libreria, di dare il giusto lustro a una storia in cui ho creduto fortemente per moltissimo tempo.
Beh, in un certo senso l'ho fatto... Anche se per vie traverse.
Mi spiego meglio.

"Un amore da romanzo" è stato una sorta di contenitore in cui ho riversato ciò che avevo dentro nei primi anni 2000: emozioni, paure, speranze, sogni. Tutto insieme, alla rinfusa. Mi ha emozionato scriverlo - e succedeva la stessa cosa rileggendolo - proprio perché mi riconoscevo quasi in ogni riga.
Ma una storia, per essere ben raccontata, deve avere un filo logico, stabile e credibile, e quella non lo aveva. C'era troppa roba. A partire dai protagonisti, che erano ben quattro!

Avevo ideato la trama insieme alla mia migliore amica del liceo: io mi occupavo di una coppia e lei dell'altra, ognuna con la propria visione dell'amore e delle relazioni.
Spoiler: erano diametralmente opposte!
Il libro era ambientato a Malibu, California. Le due protagoniste femminili - Jane e Natalie - vivevano in una villetta sul mare. Come riuscissero a permettersi una sistemazione simile, svolgendo due lavori sottopagati, resta un mistero 😂
Le loro vite finivano per intrecciarsi con quelle di Daniel e Seth, anche loro amici: il primo era un artista sensibile e praticamente perfetto, il secondo un giornalista mattacchione con un passato complicato.
E già così, i più attenti dovrebbero notare qualcosa di familiare... ma vediamo nel dettaglio.

Jane era una fotografa di giorno, e una cameriera in un pub di notte. (In uno dei sequel diventa una scrittrice).
Eccentrica e logorroica, nonché figlia di un reverendo intransigente e bigotto, ha un fidanzato che soddisfa i rigidi standard paterni, ma che in lei non suscita nulla più di un grande affetto. Incontra Daniel al pub, e un solo sguardo di quel ragazzo è capace di far finire nell'immondizia tutti i severi insegnamenti ricevuti. Lo sguardo, neanche a dirlo, sfocerà in una passione travolgente nell'arco della stessa notte.
Avete colto le reference? 😅
Senza nemmeno rendermene conto, negli anni ho fatto a pezzi il personaggio di Jane per costruirne almeno altri due: il suo carattere è diventato quello di Clover, mentre la sua vita, il padre, il fidanzato precedente e la sua voglia di riscatto sono diventati il mondo di Heaven.
Forse c'è qualcosa di lei anche in Taylor... ad esempio quando ha bisogno di essere salvata da qualche animale strano! 😂

Insomma, Jane Adams è stata la mamma di molte delle mie protagoniste, e mi è sembrato doveroso inserirla in un romanzo: appare, infatti, nell'epilogo di "Mi sposo a New York", anche se con un lavoro diverso. Forse non la ricorderà nessuno, ma è la stilista californiana che ha creato l'abito da sposa di Clover.
Una sorta di staffetta tra protagoniste, con un abito nuziale al posto della fiaccola💗

Passiamo a Natalie: una ragazza audace, sfrontata, ambiziosa e apparentemente sicura di sé. Dopo aver sofferto molto per amore, usa gli uomini solo come passatempo.
Ballerina (ma di danza moderna), amante della moda e del mondo scintillante delle star, nel sequel diventerà un'attrice famosa, con tutti i pro e i contro che quella professione e l'esposizione mediatica comportano. Si innamora di Seth, uomo impegnato, e avvia con lui una relazione clandestina e parecchio complicata.
Il carattere della bella Nat è diventato quello di Zoe, mentre la sua vita patinata mi ha aiutato a delineare il personaggio di Cade.

Ed eccoci a Daniel: il concentrato di almeno tre dei miei protagonisti maschili! 😄
Naturalmente biondo e con gli occhi azzurri, è il mix perfetto tra Ryan e Cade: gentile, simpatico, premuroso, genuino. Un eroe moderno che arriva nella vita della lei di turno per salvarla da un'esistenza piatta e senza amore.
La sua vita professionale, invece, è diventata quella di David: Daniel è uno scultore e non un pittore, ma anche lui è preda di un blocco creativo che la protagonista contribuirà a sciogliere.
Una delle scene che voi avete letto in "Ho voglia di Innamorarmi"- quella in cui David ritrae Heaven sul letto della sua camera - è presa proprio da "Un amore da romanzo".

Infine Seth: un omone di un metro e novanta, ironico, pungente, drammatico, fumatore e con un passato segnato da dipendenze. Un tipo molto lontano dal mio ideale maschile (non era una mia creazione, infatti, come non lo era Nat). Giornalista dalle grandi ambizioni, per molto tempo si accontenta di lavorare per un giornaletto, scrivendo necrologi e articoli di poco conto. Questa sua insoddisfazione professionale è stata poi trasferita su Heaven, mentre il suo sarcasmo ricorda un po' quello di Eric.
Ho citato anche lui nella trilogia di New York, più precisamente nella novella "In amore tutto può succedere": qualcuno forse ricorderà Seth Cooper, il giornalista che scrive l'articolo su Clover, dopo averla conosciuta alla serata di gala a cui partecipa al fianco di Cade. (In quell'occasione fa riferimento alla capigliatura rossa della moglie. Nat, appunto).

Praticamente l'unico a non essere citato da nessuna parte è proprio Daniel, l'uomo che mi ha tenuta aggrappata ai sogni per tutti questi anni 😅
Ma mai dire mai! E poi, forse non era necessario fare un riferimento diretto: lui traspare in ogni pagina in cui viene descritto un uomo meraviglioso, capace di amare in modo sano 💘
Come vi ho già detto, ho scritto due sequel e mezzo di questo romanzo. L'ultimo vedeva protagonisti i figli di Jane e Natalie, ma purtroppo non l'ho mai finito. Alcune situazioni di quella trama, però, sono finite nei miei romanzi pubblicati:

- Una cara amica di Jane somiglia - nell'aspetto e nel carattere - a Liberty, mentre la sua identità è stata associata a una donna che compare nell'epilogo del mio nuovo romanzo (di prossima pubblicazione).
- Il figlio minore di Jane e Daniel si innamorerà della sua migliore amica, situazione che ha ispirato la trama di Una notte d'amore a NY.
- La figlia maggiore di Jane e Daniel si innamorerà di un uomo burbero e squattrinato, che pensa di non meritarla (un po' come è successo a Grace e William, i genitori di Cade).
- La figlia di Seth e Natalie, Gwen, appare al fianco di Cade nella novella "In amore tutto può succedere".
(*)
Insomma, quel libro resta un pozzo senza fondo da cui attingo ancora oggi. Dialoghi, situazioni, location, problematiche, personaggi secondari e comparse: mi è stato utile tutto.
Da un unico, ampio progetto, ho tirato fuori almeno tre libri diversi e sparpagliato dettagli in tutti gli altri. E non è detto che abbia finito... 😁
Senza contare che Jane e Daniel sono stati i protagonisti dei miei primi racconti pubblicati sui blog. Quindi, in qualche modo, il loro momento di gloria lo hanno avuto lo stesso 💛

In conclusione: nulla di ciò che creo finisce per essere buttato o dimenticato. A volte cambia semplicemente forma. I miei personaggi sono un po' come tessere di un puzzle, che posso sistemare dove ce n'è più bisogno.
Se ci fate caso, infatti, cito spesso personaggi di altri romanzi in una storia apparentemente slegata: è un modo per tenere tutto collegato, per dare una tridimensionalità a quel mondo alternativo che ho creato e nel quale mi rifugio quando fuori va tutto a rovescio.

E visto che siamo in tema, una cosa ve la anticipo: nel nuovo romanzo (che spero di far uscire entro l'autunno) ci sono alcuni collegamenti con ben tre libri che molti di voi hanno letto e amato. Curiosi? 😜
Spero di potervene parlare quanto prima!

A presto,
Cassie 💜

(*) Per chi non conoscesse i personaggi citati e volesse associarli ai rispettivi libri, consiglio di cliccare sulla sezione "I miei romanzi" e leggere le trame, per maggiore chiarezza. 😊